Media: commenti e notizie
Moderatore: Thor41
Re: Media: commenti e notizie
...cavoli quasi 2000 spettatori di più in media !!
Re: Media: commenti e notizie
Ritornando all’articolo,questo ti insegna
che se ti fermi,con il roster, investimenti vari e compagnia, 1 -2 anni e altri ti raggiungono e ti
Sorpassano.Esempi a iosa Berna qualche anno fa,
Ginevra e Bienne quest‘anno, adesso questi parlano
Già‘ di Zugo. È difficile arrivare in cima, ma ancora di più
è rimanerlo.
Re: Media: commenti e notizie
Più che altro in questo articolo firmato Steinmann (ex giudice unico, noto avvocato di Zugo) vengono lanciate delle "accuse" abbastanza pesanti ai piani alti della società, e più precisamente al presidente, proprietario (anche) del tanto decantato centro OYM. Secondo lui, parte dei soldi destinati al budget della prima squadra (quelli che dovrebbero venir spesi per giocatori stranieri validi), vengono spesi per mantenere questa costosa struttura.
Alcuni passaggi...
"L'uso del centro di atletica OYM a Cham costa all'EVZ (prima squadra e squadra U20) tre milioni all'anno. È un prezzo elevato da pagare, senza che il ritorno dell'investimento sia chiaramente classificato e valutato".
Zaugg a questo punto fa notare che in effetti, al cospetto dello ZSC in semifinale, lo Zugo fisicamente non sembrava messo bene... Ma andiamo avanti...
"Si può presumere che senza l'EVZ, che è il suo miglior cliente, l'OYM si troverebbe in difficoltà finanziarie. Questo alla luce dei costi annuali stimati in circa otto milioni: cinque milioni alla voce spese per il personale per 50 posti di lavoro, un accantonamento di due milioni (ammortamento del 2% all'anno) per i costi di realizzazione di 100 milioni e un altro milione alla voce costi operativi per marketing, assicurazioni, energia, materiali, cibo e bevande, ecc.".
"Entrambe le unità, l'EVZ e l'OYM, vogliono e devono operare con profitto come un'azienda. Tuttavia, l'OYM dipende dall'EVZ. A causa di queste spese astronomicamente elevate, l'EVZ a sua volta non ha le risorse per rimanere veramente competitivo sul ghiaccio, o per diventarlo di nuovo".
Detto in parole povere da Zaugg: Troppo denaro confluisce nell'OYM, troppo poco nella prima squadra: l'OYM sta privando l'EVZ dei fondi necessari per tornare a competere per il titolo, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri.
Il mio "non è tutto oro ciò che luccica" si riferiva quindi al fatto che, in tempi non sospetti, si guardava allo Zugo (e al suo megagalattico OYM) come al non plus ultra di ciò che ha da essere una società seria... e invece, alla luce di quanto sopra, non sono tutte rose e fiori.
Alcuni passaggi...
"L'uso del centro di atletica OYM a Cham costa all'EVZ (prima squadra e squadra U20) tre milioni all'anno. È un prezzo elevato da pagare, senza che il ritorno dell'investimento sia chiaramente classificato e valutato".
Zaugg a questo punto fa notare che in effetti, al cospetto dello ZSC in semifinale, lo Zugo fisicamente non sembrava messo bene... Ma andiamo avanti...
"Si può presumere che senza l'EVZ, che è il suo miglior cliente, l'OYM si troverebbe in difficoltà finanziarie. Questo alla luce dei costi annuali stimati in circa otto milioni: cinque milioni alla voce spese per il personale per 50 posti di lavoro, un accantonamento di due milioni (ammortamento del 2% all'anno) per i costi di realizzazione di 100 milioni e un altro milione alla voce costi operativi per marketing, assicurazioni, energia, materiali, cibo e bevande, ecc.".
"Entrambe le unità, l'EVZ e l'OYM, vogliono e devono operare con profitto come un'azienda. Tuttavia, l'OYM dipende dall'EVZ. A causa di queste spese astronomicamente elevate, l'EVZ a sua volta non ha le risorse per rimanere veramente competitivo sul ghiaccio, o per diventarlo di nuovo".
Detto in parole povere da Zaugg: Troppo denaro confluisce nell'OYM, troppo poco nella prima squadra: l'OYM sta privando l'EVZ dei fondi necessari per tornare a competere per il titolo, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri.
Il mio "non è tutto oro ciò che luccica" si riferiva quindi al fatto che, in tempi non sospetti, si guardava allo Zugo (e al suo megagalattico OYM) come al non plus ultra di ciò che ha da essere una società seria... e invece, alla luce di quanto sopra, non sono tutte rose e fiori.
#RIDATECI-IL-NOSTRO-LUGANO!!
Re: Media: commenti e notizie
....che figata la Resega senza neanche un seggiolino, vi consiglio di andare a vedere !! TUTTIIIII IN PIEDIIIIIII E CASINOOOOOO !!!!
Re: Media: commenti e notizie
Un bel rettilineo bello pieno come negli anni 80… con quella minuscola buvette scanchignata per un’enormità di persone (… e via di grigioverdebarabitt ha scritto: 27 apr 2024, 8:53 ....che figata la Resega senza neanche un seggiolino, vi consiglio di andare a vedere !! TUTTIIIII IN PIEDIIIIIII E CASINOOOOOO !!!!
#RIDATECI-IL-NOSTRO-LUGANO!!
Re: Media: commenti e notizie
Siiii, poi bello buio e cementoso che incuteva paura!!Bernie ha scritto: 27 apr 2024, 9:45Un bel rettilineo bello pieno come negli anni 80… con quella minuscola buvette scanchignata per un’enormità di persone (… e via di grigioverdebarabitt ha scritto: 27 apr 2024, 8:53 ....che figata la Resega senza neanche un seggiolino, vi consiglio di andare a vedere !! TUTTIIIII IN PIEDIIIIIII E CASINOOOOOO !!!!)
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Re: Media: commenti e notizie
https://www.cdt.ch/sport/quando-lhc-lug ... bel-360916
Tra calcio e hockey - Quando l’HC Lugano allontanò il papà di Gregor Kobel
Nel gennaio del 1996 un’intervista sopra le righe costò il posto al giovane Peter, attaccante di talento in forza ai bianconeri di John Slettvoll - Suo figlio è ora il portiere numero uno della Nazionale di Murat Yakin
Dopo l’addio di Yann Sommer alla Nazionale, Gregor Kobel è diventato il portiere titolare della Svizzera. Un passaggio di consegne che il 26.enne zurighese, numero uno del Borussia Dortmund, ha saputo attendere senza mai polemizzare apertamente. «Mi concentro su ciò che posso controllare», ha più volte dichiarato. Eppure la diplomazia non è sempre stata una qualità in casa Kobel. Il padre Peter, ex attaccante di hockey, venne infatti licenziato dall’HC Lugano per un’intervista sopra le righe. Accadde nel gennaio del 1996, quando Gregor non era ancora venuto al mondo.
Giovane promessa
Gregor Kobel è nato il 6 dicembre del 1997. All’epoca, suo padre giocava negli ZSC Lions, dove era tornato dopo una parentesi in bianconero. Peter Kobel, il protagonista di questa storia, era uno degli attaccanti più promettenti del panorama rossocrociato. L’HC Lugano se lo assicurò nell’estate del 1994, a 22 anni, nella speranza di replicare il colpaccio fatto la stagione precedente con il 19.enne Marcel Jenni. Una potenziale coppia da sogno con un’emblematica scelta dei numeri di maglia: 48 per Jenni, 47 per Kobel. Quell’anno, sbarcarono alla Resega – anzi, alla provvisoria Reseghina – pure i difensori Tommy Sjödin e Pat Schafhauser. Da Zurigo tornò Andy Ton. Ma soprattutto arrivò un nuovo tecnico, il finlandese Timo Lahtinen, con John Slettvoll nei panni del direttore sportivo.
Oscar della sfortuna
Nel campionato 1994-95, dopo un avvio macchinoso, il Lugano di Lahtinen si fece apprezzare per gioco e risultati. Chiuse la regular season al secondo posto, un punto dietro lo Zugo, ma nei quarti di finale venne eliminato dal Kloten di Alpo Suhonen nella decisiva gara-5. Peter Kobel – partito in linea con Ton e Jenni – si aggiudicò l’Oscar della sfortuna: un doppio infortunio gli consentì di giocare solo 18 partite, condite da 4 gol e 6 assist. Forte e persistente, comunque, la sensazione di aver pescato un talento cristallino.
La frustrazione trabocca
Il campionato 1995-96 segnò il trasloco nella nuova Resega. Ma è anche ricordato come uno dei più difficili nella storia del club. Involuto nel gioco, dopo sei giornate il Lugano andò in crisi. L’11 ottobre, Slettvoll tornò in panchina al posto di Lahtinen. La scossa durò un mesetto, poi il Lugano si inceppò nuovamente. Il 5 dicembre del 1995, a Davos, si consumò il dramma di Pat Schafhauser, da quel giorno costretto su una sedia a rotelle. Il 9 gennaio, dopo aver perso 4 a 2 all’Hallenstadion, i bianconeri scivolarono al penultimo posto con 24 punti in 26 partite, frutto di 11 vittorie, 2 pareggi e 13 sconfitte. Peter Kobel, fin lì autore di 4 gol e 6 assist, non trattenne la frustrazione. E nell’immediato dopo gara di Zurigo, intervistato dall’agenzia Sportinformation, si lasciò andare.
Le frasi incriminate
«Al momento non funziona niente», disse Kobel. «Personalmente non ho più nessun piacere a giocare a hockey. Un lavoro in ufficio sarebbe più positivo che vivere la situazione attuale a Lugano». E poi ancora: «Slettvoll ha un modo di fare contraddittorio che attualmente porta insicurezza all’interno della squadra e favorisce la formazione di gruppi tra giocatori». Apriti cielo. L’11 gennaio, il Lugano sospese Peter Kobel sino al termine della stagione. Di fatto un licenziamento. «Le sue dichiarazioni sono lesive nei confronti del club e quindi non c’era altro da fare», spiegò il presidente Fabio Gaggini al Corriere del Ticino. Il giocatore, dal canto suo, disse che le sue parole erano dovute alle contingenze del momento. Aggiunse di non essersi espresso in modo tale da gettare ombre o discredito sull’HCL e di non aver fatto osservazioni sul conto del coach e del suo operato. In un’altra intervista della stessa sera, registrata da una radio privata zurighese (Radio Unispital), Kobel si espresse effettivamente con toni più neutri. Ma lo sfogo riportato da Sportinformation gli costò caro.
Intrappolato
Nei giorni successivi all’allontanamento di Kobel, si venne a sapere che il giocatore, contrariamente a quanto comunicato inizialmente dal club, non era libero di cercarsi una nuova sistemazione per il campionato in corso. Essendo di proprietà del Küsnacht, compagine di Prima Lega, Kobel doveva infatti sottostare al regolamento in vigore nella categoria del club proprietario del suo cartellino. E visto che il periodo per i trasferimenti dei giocatori di Prima Lega si era chiuso il 31 dicembre, a Kobel venne negata la possibilità di accasarsi altrove.
Il sostegno della Curva Nord
Dopo quei giorni tumultuosi, il Lugano tornò in pista il 13 gennaio, in casa, contro lo Zugo. In un clima di contestazione, si impose 8-2. «La verità offende», riportava uno dei tanti striscioni esposti in Curva Nord, evidentemente in riferimento al «caso Kobel». Al giocatore cacciato vennero anche tributati dei cori di sostegno. Poi, complice la «goleada», la tensione si stemperò. «Tutti sappiamo che senza Kobel siamo più deboli e per questo ci siamo sentiti più responsabilizzati», disse Jenni spiegando la metamorfosi della squadra. Che nei playoff uscì di nuovo ai quarti contro il Kloten.
Come una meteora
La carriera di Peter Kobel ripartì nella stagione 1996-97 da Zurigo. Nel 1998 l’attaccante si trasferì al Davos di Del Curto, dove visse la sua stagione più continua con 8 gol e 13 assist in 47 partite. L’anno seguente sbarcò a Kloten, ma un altro infortunio mise subito fine alla sua carriera.
Tra calcio e hockey - Quando l’HC Lugano allontanò il papà di Gregor Kobel
Nel gennaio del 1996 un’intervista sopra le righe costò il posto al giovane Peter, attaccante di talento in forza ai bianconeri di John Slettvoll - Suo figlio è ora il portiere numero uno della Nazionale di Murat Yakin
Dopo l’addio di Yann Sommer alla Nazionale, Gregor Kobel è diventato il portiere titolare della Svizzera. Un passaggio di consegne che il 26.enne zurighese, numero uno del Borussia Dortmund, ha saputo attendere senza mai polemizzare apertamente. «Mi concentro su ciò che posso controllare», ha più volte dichiarato. Eppure la diplomazia non è sempre stata una qualità in casa Kobel. Il padre Peter, ex attaccante di hockey, venne infatti licenziato dall’HC Lugano per un’intervista sopra le righe. Accadde nel gennaio del 1996, quando Gregor non era ancora venuto al mondo.
Giovane promessa
Gregor Kobel è nato il 6 dicembre del 1997. All’epoca, suo padre giocava negli ZSC Lions, dove era tornato dopo una parentesi in bianconero. Peter Kobel, il protagonista di questa storia, era uno degli attaccanti più promettenti del panorama rossocrociato. L’HC Lugano se lo assicurò nell’estate del 1994, a 22 anni, nella speranza di replicare il colpaccio fatto la stagione precedente con il 19.enne Marcel Jenni. Una potenziale coppia da sogno con un’emblematica scelta dei numeri di maglia: 48 per Jenni, 47 per Kobel. Quell’anno, sbarcarono alla Resega – anzi, alla provvisoria Reseghina – pure i difensori Tommy Sjödin e Pat Schafhauser. Da Zurigo tornò Andy Ton. Ma soprattutto arrivò un nuovo tecnico, il finlandese Timo Lahtinen, con John Slettvoll nei panni del direttore sportivo.
Oscar della sfortuna
Nel campionato 1994-95, dopo un avvio macchinoso, il Lugano di Lahtinen si fece apprezzare per gioco e risultati. Chiuse la regular season al secondo posto, un punto dietro lo Zugo, ma nei quarti di finale venne eliminato dal Kloten di Alpo Suhonen nella decisiva gara-5. Peter Kobel – partito in linea con Ton e Jenni – si aggiudicò l’Oscar della sfortuna: un doppio infortunio gli consentì di giocare solo 18 partite, condite da 4 gol e 6 assist. Forte e persistente, comunque, la sensazione di aver pescato un talento cristallino.
La frustrazione trabocca
Il campionato 1995-96 segnò il trasloco nella nuova Resega. Ma è anche ricordato come uno dei più difficili nella storia del club. Involuto nel gioco, dopo sei giornate il Lugano andò in crisi. L’11 ottobre, Slettvoll tornò in panchina al posto di Lahtinen. La scossa durò un mesetto, poi il Lugano si inceppò nuovamente. Il 5 dicembre del 1995, a Davos, si consumò il dramma di Pat Schafhauser, da quel giorno costretto su una sedia a rotelle. Il 9 gennaio, dopo aver perso 4 a 2 all’Hallenstadion, i bianconeri scivolarono al penultimo posto con 24 punti in 26 partite, frutto di 11 vittorie, 2 pareggi e 13 sconfitte. Peter Kobel, fin lì autore di 4 gol e 6 assist, non trattenne la frustrazione. E nell’immediato dopo gara di Zurigo, intervistato dall’agenzia Sportinformation, si lasciò andare.
Le frasi incriminate
«Al momento non funziona niente», disse Kobel. «Personalmente non ho più nessun piacere a giocare a hockey. Un lavoro in ufficio sarebbe più positivo che vivere la situazione attuale a Lugano». E poi ancora: «Slettvoll ha un modo di fare contraddittorio che attualmente porta insicurezza all’interno della squadra e favorisce la formazione di gruppi tra giocatori». Apriti cielo. L’11 gennaio, il Lugano sospese Peter Kobel sino al termine della stagione. Di fatto un licenziamento. «Le sue dichiarazioni sono lesive nei confronti del club e quindi non c’era altro da fare», spiegò il presidente Fabio Gaggini al Corriere del Ticino. Il giocatore, dal canto suo, disse che le sue parole erano dovute alle contingenze del momento. Aggiunse di non essersi espresso in modo tale da gettare ombre o discredito sull’HCL e di non aver fatto osservazioni sul conto del coach e del suo operato. In un’altra intervista della stessa sera, registrata da una radio privata zurighese (Radio Unispital), Kobel si espresse effettivamente con toni più neutri. Ma lo sfogo riportato da Sportinformation gli costò caro.
Intrappolato
Nei giorni successivi all’allontanamento di Kobel, si venne a sapere che il giocatore, contrariamente a quanto comunicato inizialmente dal club, non era libero di cercarsi una nuova sistemazione per il campionato in corso. Essendo di proprietà del Küsnacht, compagine di Prima Lega, Kobel doveva infatti sottostare al regolamento in vigore nella categoria del club proprietario del suo cartellino. E visto che il periodo per i trasferimenti dei giocatori di Prima Lega si era chiuso il 31 dicembre, a Kobel venne negata la possibilità di accasarsi altrove.
Il sostegno della Curva Nord
Dopo quei giorni tumultuosi, il Lugano tornò in pista il 13 gennaio, in casa, contro lo Zugo. In un clima di contestazione, si impose 8-2. «La verità offende», riportava uno dei tanti striscioni esposti in Curva Nord, evidentemente in riferimento al «caso Kobel». Al giocatore cacciato vennero anche tributati dei cori di sostegno. Poi, complice la «goleada», la tensione si stemperò. «Tutti sappiamo che senza Kobel siamo più deboli e per questo ci siamo sentiti più responsabilizzati», disse Jenni spiegando la metamorfosi della squadra. Che nei playoff uscì di nuovo ai quarti contro il Kloten.
Come una meteora
La carriera di Peter Kobel ripartì nella stagione 1996-97 da Zurigo. Nel 1998 l’attaccante si trasferì al Davos di Del Curto, dove visse la sua stagione più continua con 8 gol e 13 assist in 47 partite. L’anno seguente sbarcò a Kloten, ma un altro infortunio mise subito fine alla sua carriera.
L'intelligenza sulla terra è costante. La popolazione in aumento.
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Re: Media: commenti e notizie
https://www.cdt.ch/sport/la-casa-dellho ... ole-361447
Operazioni a lungo raggio in un mercato senza regole
I direttori sportivi di Ambrì Piotta e Lugano commentano i tanti accordi già trovati per la stagione 2025-2026
(di Flavio Viglezio)
Mancano tre settimane all’inizio del campionato. Dopo la lunga preparazione a secco le squadre hanno ricominciato a lavorare sul ghiaccio e a disputare le prime amichevoli. La stagione dell’hockey sta insomma entrando nel vivo e il mercato è in fermento. No, non quello per l’annata agonistica a venire. È stata un’estate di annunci in vista del campionato 2025-2026: una situazione non inedita, ma che sta assumendo proporzioni mai viste prima. Andrea Glauser passerà dal Losanna al Friburgo con un contratto di sette anni. Saluterà la squadra vodese anche Lukas Frick, ingaggiato dal Davos con un accordo di cinque stagioni. Alla Vaudoise Arena sono già corsi ai ripari, annunciando l’ingaggio dal Rapperswil di Inaki Baragano per quattro anni. Si è mosso anche il Lugano, che riporterà in Ticino dallo Zugo Dario Simion: per lui un contratto di sei stagioni. Lascerà invece il Gottéron Dave Sutter, che vestirà la maglia del Ginevra Servette. Si gioca d’anticipo, insomma. Un caso? Forse. Una nuova tendenza? Possibile. Certo è che una buona fetta degli appassionati fatica a capire questi meccanismi di mercato. Mosse che evitano voci e speculazioni durante il campionato, ma che ai più fanno sorgere qualche dubbio: come può un giocatore – detto in parole molto semplici – rendere al meglio per un anno intero quando già sa che cambierà presto aria? Una domanda che abbiamo girato a Hnat Domenichelli e a Paolo Duca, direttori sportivi di Ambrì Piotta e Lugano.
«Così da 30 anni»
Il Lugano, si diceva, ha già comunicato l’ingaggio di Dario Simion a partire dalla stagione 2025-2026. «Per gli addetti ai lavori – spiega Domenichelli – si tratta di una situazione normale. Dopo ogni Mondiale si comincia a lavorare in vista del campionato seguente rispetto a quello che sta per iniziare: il mercato dei giocatori svizzeri di prima fascia termina di fatto già in settembre. In seguito, fino a gennaio, ci si occupa degli elementi – se così si può dire – di seconda fascia».
In passato però raramente i club comunicavano così presto gli avvenuti ingaggi: «È vero, in passato le squadre non annunciavano pubblicamente così presto le operazioni già effettuate, ma le dinamiche del mercato non sono cambiate. Capisco che per i tifosi possa essere un po’ sorprendente, ma gli annunci ufficiali permettono di evitare voci e speculazioni durante la stagione. Nell’era dei social media i rumor corrono veloci e in molti si improvvisano esperti di hockey».
Domenichelli non mette assolutamente in dubbio la professionalità dei giocatori. Disputare un’intera stagione con una squadra sapendo di aver già firmato per un altro club non è un problema: «Chi fa parte di questo mondo – ripete il ds bianconero – è abituato a questo tipo di situazione. È così da 30 anni, anche perché in Svizzera non ci sono regole, in questo senso».
Contratti a lungo termine
Un altro aspetto da considerare è la durata dei contratti, sempre più a lungo termine. «Ma questa – sottolinea Paolo Duca – non è una novità. È una soluzione giusta e giustificata, quando un club pensa di avere a disposizione il giocatore che fa per lui. E spesso un accordo sul lungo termine permette alla società di risparmiare qualcosa a livello finanziario. Certo, un contratto su diversi anni rappresenta per certi versi un’arma a doppio taglio, ma d’altra parte di certezze nel mercato ce ne sono poche». La visione del ds dell’Ambrì Piotta è un po’ diversa da quella di Domenichelli: «Mi fa un po’ strano pensare ad un giocatore che deve disputare una stagione con una squadra già sapendo di aver firmato per un altro club, magari per cinque o sei anni. A livello personale – non parlo in qualità di direttore sportivo dell’Ambrì e nemmeno a nome dei miei colleghi ds – non mi dispiacerebbe se venisse introdotta una certa regolamentazione. Nel calcio, per esempio, esistono delle finestre di mercato: capisco che per i tifosi ciò che accade nell’hockey svizzero possa sembrare bizzarro». Il pensiero di Duca si allinea però a quello di Domenichelli riguardo la gestione della comunicazione verso l’esterno: «Quando arriva la firma su un contratto, è giusto annunciare l’avvenuto ingaggio. Non ho dubbi sull’impegno di un giocatore durante un campionato, anche se questo fosse l’ultimo con il club in cui milita»
Operazioni a lungo raggio in un mercato senza regole
I direttori sportivi di Ambrì Piotta e Lugano commentano i tanti accordi già trovati per la stagione 2025-2026
(di Flavio Viglezio)
Mancano tre settimane all’inizio del campionato. Dopo la lunga preparazione a secco le squadre hanno ricominciato a lavorare sul ghiaccio e a disputare le prime amichevoli. La stagione dell’hockey sta insomma entrando nel vivo e il mercato è in fermento. No, non quello per l’annata agonistica a venire. È stata un’estate di annunci in vista del campionato 2025-2026: una situazione non inedita, ma che sta assumendo proporzioni mai viste prima. Andrea Glauser passerà dal Losanna al Friburgo con un contratto di sette anni. Saluterà la squadra vodese anche Lukas Frick, ingaggiato dal Davos con un accordo di cinque stagioni. Alla Vaudoise Arena sono già corsi ai ripari, annunciando l’ingaggio dal Rapperswil di Inaki Baragano per quattro anni. Si è mosso anche il Lugano, che riporterà in Ticino dallo Zugo Dario Simion: per lui un contratto di sei stagioni. Lascerà invece il Gottéron Dave Sutter, che vestirà la maglia del Ginevra Servette. Si gioca d’anticipo, insomma. Un caso? Forse. Una nuova tendenza? Possibile. Certo è che una buona fetta degli appassionati fatica a capire questi meccanismi di mercato. Mosse che evitano voci e speculazioni durante il campionato, ma che ai più fanno sorgere qualche dubbio: come può un giocatore – detto in parole molto semplici – rendere al meglio per un anno intero quando già sa che cambierà presto aria? Una domanda che abbiamo girato a Hnat Domenichelli e a Paolo Duca, direttori sportivi di Ambrì Piotta e Lugano.
«Così da 30 anni»
Il Lugano, si diceva, ha già comunicato l’ingaggio di Dario Simion a partire dalla stagione 2025-2026. «Per gli addetti ai lavori – spiega Domenichelli – si tratta di una situazione normale. Dopo ogni Mondiale si comincia a lavorare in vista del campionato seguente rispetto a quello che sta per iniziare: il mercato dei giocatori svizzeri di prima fascia termina di fatto già in settembre. In seguito, fino a gennaio, ci si occupa degli elementi – se così si può dire – di seconda fascia».
In passato però raramente i club comunicavano così presto gli avvenuti ingaggi: «È vero, in passato le squadre non annunciavano pubblicamente così presto le operazioni già effettuate, ma le dinamiche del mercato non sono cambiate. Capisco che per i tifosi possa essere un po’ sorprendente, ma gli annunci ufficiali permettono di evitare voci e speculazioni durante la stagione. Nell’era dei social media i rumor corrono veloci e in molti si improvvisano esperti di hockey».
Domenichelli non mette assolutamente in dubbio la professionalità dei giocatori. Disputare un’intera stagione con una squadra sapendo di aver già firmato per un altro club non è un problema: «Chi fa parte di questo mondo – ripete il ds bianconero – è abituato a questo tipo di situazione. È così da 30 anni, anche perché in Svizzera non ci sono regole, in questo senso».
Contratti a lungo termine
Un altro aspetto da considerare è la durata dei contratti, sempre più a lungo termine. «Ma questa – sottolinea Paolo Duca – non è una novità. È una soluzione giusta e giustificata, quando un club pensa di avere a disposizione il giocatore che fa per lui. E spesso un accordo sul lungo termine permette alla società di risparmiare qualcosa a livello finanziario. Certo, un contratto su diversi anni rappresenta per certi versi un’arma a doppio taglio, ma d’altra parte di certezze nel mercato ce ne sono poche». La visione del ds dell’Ambrì Piotta è un po’ diversa da quella di Domenichelli: «Mi fa un po’ strano pensare ad un giocatore che deve disputare una stagione con una squadra già sapendo di aver firmato per un altro club, magari per cinque o sei anni. A livello personale – non parlo in qualità di direttore sportivo dell’Ambrì e nemmeno a nome dei miei colleghi ds – non mi dispiacerebbe se venisse introdotta una certa regolamentazione. Nel calcio, per esempio, esistono delle finestre di mercato: capisco che per i tifosi ciò che accade nell’hockey svizzero possa sembrare bizzarro». Il pensiero di Duca si allinea però a quello di Domenichelli riguardo la gestione della comunicazione verso l’esterno: «Quando arriva la firma su un contratto, è giusto annunciare l’avvenuto ingaggio. Non ho dubbi sull’impegno di un giocatore durante un campionato, anche se questo fosse l’ultimo con il club in cui milita»
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Re: Media: commenti e notizie
Ho letto poco fa su hshs che i prezzi per l'amichevole di stasera ad Ambrì sono:
- curva: CHF 33
- tribuna: CHF 61
Ma è uno scherzo???? Ca...questa è veramente una rapina a mano armata. Che schifo queste cose....
- curva: CHF 33
- tribuna: CHF 61
Ma è uno scherzo???? Ca...questa è veramente una rapina a mano armata. Che schifo queste cose....
-
formaggino
- Messaggi: 4086
- Iscritto il: 19 ago 2014, 23:27
Re: Media: commenti e notizie
magari non è per beneficenza?