...e nell'attesa, l'articolo odierno del CdT, sulla preparazione in corso...
Aspettando il ghiaccio il Lugano lotta sul ring
I bianconeri e l’arte di combattere al Fight Gym Club Alessandro Chiesa: «Ottimi allenamenti per la stabilità»
«Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club», diceva Brad Pitt nel celebre film di David Fincher. Tutto l’opposto di quanto avviene al Fight Gym Club Lugano. In questa palestra non lontana dalla Resega, sul piano della Stampa, gli allenatori Wilson Sarmento e Luciano Peritore ci accolgono a braccia aperte (e muscolose), spalancandoci le porte per una speciale sessione di lotta. Speciali sono i protagonisti, impazienti di salire sul ring: dodici giocatori dell’Hockey Club Lugano, accompagnati dal preparatore atletico Lassi Laakso. Ci sono Merzlikins, Manzato, Müller, Chiesa, Ulmer, Ronchetti, Sartori, Kparghai, Bertaggia, Romanenghi, Auriemma e, nel giorno del suo 36. compleanno, Reuille. «Gli hockeisti passano 8-9 mesi all’anno in un contesto molto ripetitivo, così approfittiamo della preparazione estiva per fare delle cose diverse dal solito, seppur complementari al nostro lavoro», ci spiega Lassi Laakso . Negli scorsi due mesi, un giorno alla settimana, i bianconeri sono venuti al Fight Gym Club. Ieri è stata l’ultima volta. «Normalmente – prosegue Lassi – lavoriamo tantissimo sulle gambe, mentre qui, attraverso esercizi specifici, si insiste su tronco, spalle e collo. La parte dedicata alla lotta libera, inoltre, ha permesso ai ragazzi di sudare divertendosi. Con i responsabili della palestra abbiamo sviluppato un programma per migliorare gli appoggi, la posizione bassa, la tenuta del tronco nei movimenti uno contro uno, la tecnica per spingere un avversario e quella per resistere a una carica».
Il tutto con la testa sulle spalle, come precisa Laakso: «Quando possono salire sul ring i ragazzi si esaltano, ma dobbiamo garantirne l’incolumità. Per questo, prima di passare a situazioni di lotta intensa, abbiamo chiesto a Wilson e Luciano di insegnare loro le basi tecniche. I nostri sono atleti forti e potenti: se li lasci fare liberamente, un combattimento può diventare pericoloso. Gli scontri fanno parte dell’hockey come della lotta e dunque sì, cercavamo anche quelli, ma senza rischi. Magari, grazie a questo lavoro, si svilupperanno pure l’aggressività e la fiducia», conclude il preparatore bianconero.
Wilson Sarmento , punto di riferimento del Fight Gym Club, è entusiasta di questa collaborazione: «Ho trovato una squadra molto motivata e fiduciosa. I progressi sono stati notevoli. Gli allenamenti che abbiamo proposto, sia al suolo, sia nella lotta, aiuteranno i giocatori nella stabilità del baricentro, nei contatti fisici diretti e nella mobilità articolare, prevenendo pure le lesioni. Sono sicuro che ci saranno benefici anche sul piano della fiducia: più un atleta sa di essersi preparato bene e di essere pronto, più questo si riflette sulla componente mentale».
L’esperto Luciano Peritore si è occupato prevalentemente della lotta: «Non avevo mai lavorato con dei giocatori di hockey. Sono partito dal presupposto di avere a che fare con delle macchine da guerra, fisicamente preparatissime, alle quali fornire qualcosa in più attraverso un’arte di combattimento come la lotta. In questa disciplina conta soprattutto la gestione del baricentro, degli appoggi e delle cadute. Ho optato per un mix di lotta olimpica, greco-romana e judo, trasmettendo le basi. Hanno risposto benissimo. Nell’ultima simulazione sul ring, in una modalità libera e ludica, hanno dimostrato di aver appreso molto».
Le ultime battute spettano al capitano Alessandro Chiesa , tra i più coinvolti e divertiti. È stato proprio lui, a nome di tutta la squadra, a chiedere di poter andare sul ring per il gran finale. «È stato piacevole cambiare aria e provare una nuova disciplina. Rispetto alla prima lezione abbiamo fatto parecchi passi avanti. Non pensavo che nella lotta servisse così tanta tecnica, oltre alla forza del tronco. Abbiamo allenato dei muscoli che ci serviranno anche nell’hockey, imparando dei trucchetti che ci aiuteranno nella stabilità. Soprattutto nell’assorbire i check, più che nel rifilarli agli altri. Purtroppo in partita non potremo utilizzare tutti i segreti della lotta, altrimenti giocheremmo sessanta minuti in cinque contro tre».
