Pagina 25 di 90

Re: Glen Metropolit

Inviato: 3 feb 2013, 21:35
da ciccio33
Squalo ha scritto:Era stanco... :lool:
Per fortuna... :D :D :crazy:

Re: Glen Metropolit

Inviato: 3 feb 2013, 22:26
da nylanderfan
Squalo ha scritto:Era stanco... :lool:
altra leggenda Metropolit...ana :lool:

Re: Glen Metropolit

Inviato: 4 feb 2013, 15:49
da ciccio33
nylanderfan ha scritto:
Squalo ha scritto:Era stanco... :lool:
altra leggenda Metropolit...ana :lool:
:good: :lol: :lol:

Re: Glen Metropolit

Inviato: 17 feb 2013, 20:08
da Kirk
Devo ammetterlo,ero un po' scettico all'inizio sull'ingaggio di Metro...veniva da una stagione cosi cosi a Zugo,poi l'età che avanza...insomma ero scettico appunto. Bhé..ero completamente fuori strada,sta giocando su livelli cosmici e mi auguro che tenga botta fino alla fine...IMPRESCINDIBILE!!
Romy chi??

Re: Glen Metropolit

Inviato: 18 feb 2013, 9:32
da nylanderfan
Questo vuol dire che pure gente insospettabile come Shedden sbaglia. In pratica ci ha offerto su un piatto d'argento la prima linea di attacco. :D

Re: Glen Metropolit

Inviato: 26 feb 2013, 11:59
da Bernie
Dal CdT odierno

L'INTERVISTA ■ GLEN METROPOLIT
«Questo sport mi ha tolto dalla strada»
L'infanzia complicata, prima della gloria, del PostFinance Topscorer del Lugano


È una storia tutta da raccontare, quella di Glen Metropolit. Una storia che parla di un'infanzia dif­ficile, vissuta in un quartiere po­vero di Toronto. Pochi soldi in ta­sca, ma la grande passione per l'hockey su ghiaccio ha permesso al PostFinance Topscorer del Lu­gano di non farsi condizionare da amicizie poco raccomandabili e di coronare il suo grande sogno: giocare nella NHL. Per diventare un campione ha dovuto fare pa­recchi sacrifici e non dimentica il suo passato: «Mi piace essere un esempio per i ragazzini, sul ghiac­cio e fuori. Quando un bambino va a casa felice dopo avermi visto giocare, vuol dire che ho fatto il mio dovere».
FLAVIO VIGLEZIO

■ È una storia tutta da raccontare, quella di Glen Metropolit. Una storia che nasce lontano, lontanissimo, dalle luci della ribalta. Una storia che rac­conta di un'infanzia e di un'adolescen­za difficili, vissuta in un quartiere po­vero di Toronto. Una situazione fami­liare complicata, voglia di studiare pari allo zero, pochissimi soldi in tasca e amicizie poco raccomandabili. E il ri­schio, quasi quotidiano, di smarrire la retta via. L'incontro con lo sport, e con l'hockey su ghiaccio in particolare, ha salvato il PostFinance Topscorer del Lugano. Per affermarsi ai più alti livelli ha dovuto attendere parecchio, il «Me­tro», ma la sua forza di volontà, alla fi­ne, è stata ripagata. Oggi l'attaccante canadese, idolo della Curva Nord, può parlare con serenità del suo passato.

Quanto è stato importante l'hockey su ghiaccio per l'equilibrio di Glen Me­tropolit?
«È stato fondamentale. Mi ha insegnato i veri valori della vita: ho imparato a fare sacrifici per ottenere ciò che desideravo, a lavorare sodo, ad inserirmi in un grup­po che ha un obiettivo comune. Lo sport permette di creare legami forti, basati sul rispetto e la lealtà. Se non avessi ini­ziato a giocare a hockey, credo che sarei finito a spacciare droga: tutti i miei ami­ci lo facevano, perché io avrei dovuto comportarmi diversamente? Sì, posso davvero ringraziare lo sport se sono di­venatato la persona che sono oggi».

Come hai iniziato a giocare, in un quartiere che non offriva molto?
«Come tutti sanno l'hockey in Canada è una sorta di religione. Lo seguono tutti e anch'io da ragazzino mi sono subito in­namorato di questo sport. Nonostante tutto, insieme agli amici giocavamo in­terminabili partite: sul ghiaccio, sull'a­sfalto, dappertutto. L'importante era avere un bastone: per il resto ci si arran­giava. Inoltre seguivo gli incontri in tele­visione: mi permetteva di sognare e di evadere dai miei problemi quotidiani. L'hockey era un po' la mia medicina dell'anima, da ragazzo».

Quando hai capito di avere le qualità per diventare un professionista?
«Fin da ragazzino il mio sogno aveva un nome: National Hockey League. Per essere selezionati in una Lega impor­tante, però, bisognava avere parecchio denaro. E così ho giocato a lungo dove potevo, cercando di divertirmi e di mettermi in mostra. Sapevo di non es­sere inferiore ad altri elementi che già si stavano affermando a livello giovani­le. La svolta c'è stata quando avevo 17 o 18 anni, non ricordo più esattamente: un mio amico aveva ottenuto un provi­no in un club importante. Sono andato con lui e mi hanno notato: posso dire che la mia carriera sia iniziata quel giorno».

Si parlava di spirito di sacrificio: spes­so l'impressione è che a tanti ragazzi svizzeri manchi l'ambizione. Si accon­tentano troppo in fretta, insomma...
«Da un lato è vero, a volte mi dico che in Svizzera tutto è un po' troppo facile per i giovani. D'altra parte qui da voi la con­correnza è minore rispetto al Nordame­rica, dove devi lottare quotidianamente per arrivare e, soprattutto, per rimanere al top. Ciò non toglie che anche nel campionato elvetico ci siano degli otti­mi giovani, che lavorano seriamente: in fondo dipende tutto dalla mentalità dei singoli individui».

Oltre che un idolo, Glen Metropolit è pure un esempio per tanti ragazzini. Avverti il peso di questa responsabili­tà?
«Uno straniero deve - o meglio, dovreb­be - sempre dare l'esempio. Siamo pa­gati per fornire buone prestazioni sul ghiaccio, ma anche per veicolare nel li­mite del possibile un messaggio positi­vo, soprattutto ai giovani. Quando, per esempio, entro in pista con la maglia e il casco di PostFinance Topscorer accom­pagnato dal bambino di turno, mi fa piacere vederlo sorridere un po' intimi­dito prima di «darmi il cinque». Quan­do svolgo la mia professione di giocato­re di hockey, mi dico che se ho aiutato anche solo un ragazzino ad essere un po' più felice dopo aver visto una parti­ta, ho fatto il mio dovere».

A 38 anni è lecito iniziare a pensare a un dopo-carriera. Cosa farà da grande Glen Metropolit?
«È ancora troppo presto per dirlo. Cer­to, l'età avanza, ma l'hockey giocato è ancora tutta la mia vita. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: essere il migliore sul ghiaccio. Per quanto riguarda il mio fu­turo, ho un paio di idee nella testa, ma al momento preferisco non parlarne. Lo farò quando avrò preso una decisione definitiva».

Un po' di attualità: nell'ultimo weekend - nonostante il successo al supplementare di Rapperswil - il Lu­gano non ha convinto. C'è da preoccu­parsi?
«È inutile girarci attorno: nel derby con l'Ambrì Piotta e a Rapperswil abbiamo davvero giocato male, anche se dalla Diner's Club Arena siamo comunque tornati con due punti. Non dobbiamo però dimenticare che di colpo sono ri­entrati quattro giocatori fermi da tem­po: Petteri Nummelin, Hnat Domeni­chelli, Daniel Steiner e Charles Linglet. Per loro non è facile ritrovare immedia­tamente le giuste sensazioni e i nuovi terzetti hanno bisogno di un po' di tem­po per amalgamarsi. Il nostro obiettivo era quello di progredire partita dopo partita: è vero che abbiamo fatto un piccolo passo indietro e non è evidente riaccendere di colpo l'interruttore della luce nei playoff, ma il potenziale c'è e io rimango ottimista».

Come si sente Glen Metropolit?
«Fisicamente sto bene, forse sono un po' stanco mentalmente. È stata una stagione abbastanza logorante, con il «lockout» che ha complicato le cose: la «regular season» è lunga, adesso ho solo voglia che inizino i playoff, da vi­vere da protagonista con questa ma­glia».

Che dire... un GRANDE!
Chapeau :king:

Re: Glen Metropolit

Inviato: 26 feb 2013, 12:14
da Thor41
Una gran persona davvero, grande Metro!

Re: Glen Metropolit

Inviato: 26 feb 2013, 12:31
da ciccio33
E' davvero un grande sia fuori che sul ghiaccio... :clapping:

Re: Glen Metropolit

Inviato: 26 feb 2013, 12:47
da Miele7
Quando entra in pista oltre che dare il 5 al bambino si preoccupa che non cada e ritorni sano e salvo , gli altri se ne sbattono :)

Re: Glen Metropolit

Inviato: 26 feb 2013, 12:47
da nylanderfan
Grande Pac-Man :good: