Media: commenti e notizie
Moderatore: Thor41
Re: Media: commenti e notizie
Essere decimi é un demerito a prescindere quindi a volte é meglio che se ne stiano zitti e non facciano pagliacciate stile video pre-derby
Re: Media: commenti e notizie
Con il decimo posto c'è poco da fare i baüscia, invece che postare sui social ste fesserie farebbero meglio a tacere e cercare di salvare la baracca già che sono ancora in tempo.
Re: Media: commenti e notizie
Oggi sul CdT (Flavio Viglezio)
Hockey Lugano, un immobilismo preoccupante
Dal contratto di Greg Ireland agli stranieri che non convincono: il club bianconero sta giocando col fuoco Sperare che il contesto generale cambi da un giorno all’altro senza intervenire assomiglia ad un’utopia
La maledizione continua, anche se nel caso del Lugano pozioni, filtri magici o malocchi non c’entrano un bel nulla. La cruda realtà dice che anche da Zugo i bianconeri sono tornati in Ticino con le pive nel sacco e l’unico successo stagionale in trasferta rimane quello conquistato nei Grigioni contro un Davos semplicemente inguardabile. Certo, rimane l’amaro in bocca per la penalità di partita nei confronti di Elia Riva, ma la crisi nera – perché di crisi bisogna parlare – che attanaglia il Lugano lontano dalla Cornèr Arena ha radici molto più profonde di una «semplice» decisione arbitrale. Non è tempo di processi, questo. Sarà l’esito della regular season a condannare o ad assolvere i bianconeri. Ma una situazione che dura ormai da agosto non è più sostenibile. O, in altre parole, sperare che il contesto generale cambi da un giorno all’altro senza intervenire in un modo o nell’altro appare oggi utopistico. Perché se è giusto non lasciarsi prendere dal panico, l’immobilismo rischia di portare a conseguenze nefaste.
Quello strano triangolo
A Lugano purtroppo il club non ha saputo cavalcare l’onda lunga dell’entusiasmo figlio degli scorsi playoff. E la prima questione da risolvere riguarda il futuro di Greg Ireland. Risulta estremamente difficile concepire come in poco più di una settimana direttore sportivo, presidente e allenatore abbiano dato – in altrettante interviste al nostro giornale – tre diverse letture strategiche della situazione. Roland Habisreutinger ha affermato che la società non ha l’intenzione di discutere con il coach canadese: un eventuale prolungamento del suo contratto dipenderà da diversi fattori e non sarà legato solo ai risultati sportivi. Vicky Mantegazza ha invece espresso la sua ferma volontà di proseguire anche in futuro il rapporto di lavoro con Ireland: non ha insomma posto condizioni. Quanto al coach, senza tanti giri di parole ha confidato un po’ piccato che pure lui valuterà se proseguire l’avventura sulla panchina bianconera e la frase «Io il prossimo anno allenerò una squadra» lascia aperta una marea di interpretazioni. L’incertezza regna insomma sovrana, tanto quanto l’apparente differenza di vedute tra il direttore sportivo e la presidente. Un quadro che non può non avere effetti negativi sul rendimento di una squadra che ha inoltre diversi giocatori in scadenza. Ed allora – a patto che arrivi a fine stagione… – il Lugano farà bene a risolvere il più velocemente possibile quello che rischia di diventare una stucchevole e autolesionistica telenovela.
Avanti con il freno a mano tirato
Lo sport è bello perché è imprevedibile. Si sa, può succedere d tutto. Ma bisogna trovare il coraggio di dire che un Lugano così mal messo in classifica – considerando il potenziale della squadra – è non solo inaccettabile, ma sportivamente anche vergognoso. La squadra tutta grinta e cuore degli scorsi playoff è letteralmente sparita e rimangono pure pochi segnali di quella capace comunque di presentare uno spettacolo ben più che decoroso nella passata stagione regolare. Da inizio campionato è venuto a mancare il fuoco sacro nei momenti di difficoltà. In trasferta i bianconeri svolgono il compitino, cercano di applicare alla lettera il sistema di gioco voluto da Ireland ma si sono totalmente scordati delle emozioni. Ed infatti basta la minima difficoltà per mandare alla deriva il vascello bianconero. Cattiveria agonistica, spirito di sacrificio e leadership rimangono regolarmente sul bus che porta il Lugano in giro per la Svizzera. Che piaccia o no, la dirigenza è chiamata a valutare rapidamente l’operato dello staff tecnico, per cercare di capire prima che sia troppo tardi se confermargli pubblicamente la fiducia – ecco ritornare allora il capitolo riguardante il contratto di Ireland – o se convenga cercare di salvare capra e cavoli con uno di quei cambi in corsa in cui il Lugano è maestro. Ma chi è chiamato ad operare valutazioni di questo tipo dov’era lunedì sera? Non alla Bossard Arena di Zugo.
Delusioni dall’estero
C’è chi ancora sostiene che alla fine a fare la differenza nel nostro campionato siano i giocatori svizzeri. Un’affermazione non totalmente priva di fondamento, a patto però di avere a disposizione elementi di importazione all’altezza. Il Lugano per una ragione o per l’altra ha invece al momento stranieri incapaci di trascinare il gruppo. Taylor Chorney è l’ennesimo difensore «toppato»: si mette discretamente in mostra nelle partite «facili», ma quando il gioco si fa duro sparisce totalmente dal ghiaccio. Dall’infortunio al ginocchio Maxim Lapierre non è più lui, mentre Jani Lajunen è l’ombra del
Hockey Lugano, un immobilismo preoccupante
Dal contratto di Greg Ireland agli stranieri che non convincono: il club bianconero sta giocando col fuoco Sperare che il contesto generale cambi da un giorno all’altro senza intervenire assomiglia ad un’utopia
La maledizione continua, anche se nel caso del Lugano pozioni, filtri magici o malocchi non c’entrano un bel nulla. La cruda realtà dice che anche da Zugo i bianconeri sono tornati in Ticino con le pive nel sacco e l’unico successo stagionale in trasferta rimane quello conquistato nei Grigioni contro un Davos semplicemente inguardabile. Certo, rimane l’amaro in bocca per la penalità di partita nei confronti di Elia Riva, ma la crisi nera – perché di crisi bisogna parlare – che attanaglia il Lugano lontano dalla Cornèr Arena ha radici molto più profonde di una «semplice» decisione arbitrale. Non è tempo di processi, questo. Sarà l’esito della regular season a condannare o ad assolvere i bianconeri. Ma una situazione che dura ormai da agosto non è più sostenibile. O, in altre parole, sperare che il contesto generale cambi da un giorno all’altro senza intervenire in un modo o nell’altro appare oggi utopistico. Perché se è giusto non lasciarsi prendere dal panico, l’immobilismo rischia di portare a conseguenze nefaste.
Quello strano triangolo
A Lugano purtroppo il club non ha saputo cavalcare l’onda lunga dell’entusiasmo figlio degli scorsi playoff. E la prima questione da risolvere riguarda il futuro di Greg Ireland. Risulta estremamente difficile concepire come in poco più di una settimana direttore sportivo, presidente e allenatore abbiano dato – in altrettante interviste al nostro giornale – tre diverse letture strategiche della situazione. Roland Habisreutinger ha affermato che la società non ha l’intenzione di discutere con il coach canadese: un eventuale prolungamento del suo contratto dipenderà da diversi fattori e non sarà legato solo ai risultati sportivi. Vicky Mantegazza ha invece espresso la sua ferma volontà di proseguire anche in futuro il rapporto di lavoro con Ireland: non ha insomma posto condizioni. Quanto al coach, senza tanti giri di parole ha confidato un po’ piccato che pure lui valuterà se proseguire l’avventura sulla panchina bianconera e la frase «Io il prossimo anno allenerò una squadra» lascia aperta una marea di interpretazioni. L’incertezza regna insomma sovrana, tanto quanto l’apparente differenza di vedute tra il direttore sportivo e la presidente. Un quadro che non può non avere effetti negativi sul rendimento di una squadra che ha inoltre diversi giocatori in scadenza. Ed allora – a patto che arrivi a fine stagione… – il Lugano farà bene a risolvere il più velocemente possibile quello che rischia di diventare una stucchevole e autolesionistica telenovela.
Avanti con il freno a mano tirato
Lo sport è bello perché è imprevedibile. Si sa, può succedere d tutto. Ma bisogna trovare il coraggio di dire che un Lugano così mal messo in classifica – considerando il potenziale della squadra – è non solo inaccettabile, ma sportivamente anche vergognoso. La squadra tutta grinta e cuore degli scorsi playoff è letteralmente sparita e rimangono pure pochi segnali di quella capace comunque di presentare uno spettacolo ben più che decoroso nella passata stagione regolare. Da inizio campionato è venuto a mancare il fuoco sacro nei momenti di difficoltà. In trasferta i bianconeri svolgono il compitino, cercano di applicare alla lettera il sistema di gioco voluto da Ireland ma si sono totalmente scordati delle emozioni. Ed infatti basta la minima difficoltà per mandare alla deriva il vascello bianconero. Cattiveria agonistica, spirito di sacrificio e leadership rimangono regolarmente sul bus che porta il Lugano in giro per la Svizzera. Che piaccia o no, la dirigenza è chiamata a valutare rapidamente l’operato dello staff tecnico, per cercare di capire prima che sia troppo tardi se confermargli pubblicamente la fiducia – ecco ritornare allora il capitolo riguardante il contratto di Ireland – o se convenga cercare di salvare capra e cavoli con uno di quei cambi in corsa in cui il Lugano è maestro. Ma chi è chiamato ad operare valutazioni di questo tipo dov’era lunedì sera? Non alla Bossard Arena di Zugo.
Delusioni dall’estero
C’è chi ancora sostiene che alla fine a fare la differenza nel nostro campionato siano i giocatori svizzeri. Un’affermazione non totalmente priva di fondamento, a patto però di avere a disposizione elementi di importazione all’altezza. Il Lugano per una ragione o per l’altra ha invece al momento stranieri incapaci di trascinare il gruppo. Taylor Chorney è l’ennesimo difensore «toppato»: si mette discretamente in mostra nelle partite «facili», ma quando il gioco si fa duro sparisce totalmente dal ghiaccio. Dall’infortunio al ginocchio Maxim Lapierre non è più lui, mentre Jani Lajunen è l’ombra del
Re: Media: commenti e notizie
Ecco l'ultimo paragrafo completo,
Delusioni dall’estero
C’è chi ancora sostiene che alla fine a fare la differenza nel nostro campionato siano i giocatori svizzeri. Un’affermazione non totalmente priva di fondamento, a patto però di avere a disposizione elementi di importazione all’altezza. Il Lugano per una ragione o per l’altra ha invece al momento stranieri incapaci di trascinare il gruppo. Taylor Chorney è l’ennesimo difensore «toppato»: si mette discretamente in mostra nelle partite «facili», ma quando il gioco si fa duro sparisce totalmente dal ghiaccio. Dall’infortunio al ginocchio Maxim Lapierre non è più lui, mentre Jani Lajunen è l’ombra del giocatore ammirato lo scorso anno. Linus Klasen – già accantonato nelle fasi fanali della passata stagione – sta diventando un semplice rincalzo e ha il morale sotto i tacchi. Rimane Henrik Haapala (preso rotto…), che fa quasi tenerezza nella sua incapacità di lasciare il segno. Al Lugano manca terribilmente uno (anzi, un paio…) di giocatori capaci di trovare la rete con regolarità e di portare maggiore dinamismo e pericolosità in fase offensiva. Sarà bene allora muoversi sul mercato durante le brevi vacanze natalizie.
Non c’è nessuno di valido in questo periodo? Chi lo sostiene vada a rivedersi la partita giocata lunedì sera dallo svedese dello Zugo Dennis Everberg. Non aggiungiamo altro.
Delusioni dall’estero
C’è chi ancora sostiene che alla fine a fare la differenza nel nostro campionato siano i giocatori svizzeri. Un’affermazione non totalmente priva di fondamento, a patto però di avere a disposizione elementi di importazione all’altezza. Il Lugano per una ragione o per l’altra ha invece al momento stranieri incapaci di trascinare il gruppo. Taylor Chorney è l’ennesimo difensore «toppato»: si mette discretamente in mostra nelle partite «facili», ma quando il gioco si fa duro sparisce totalmente dal ghiaccio. Dall’infortunio al ginocchio Maxim Lapierre non è più lui, mentre Jani Lajunen è l’ombra del giocatore ammirato lo scorso anno. Linus Klasen – già accantonato nelle fasi fanali della passata stagione – sta diventando un semplice rincalzo e ha il morale sotto i tacchi. Rimane Henrik Haapala (preso rotto…), che fa quasi tenerezza nella sua incapacità di lasciare il segno. Al Lugano manca terribilmente uno (anzi, un paio…) di giocatori capaci di trovare la rete con regolarità e di portare maggiore dinamismo e pericolosità in fase offensiva. Sarà bene allora muoversi sul mercato durante le brevi vacanze natalizie.
Non c’è nessuno di valido in questo periodo? Chi lo sostiene vada a rivedersi la partita giocata lunedì sera dallo svedese dello Zugo Dennis Everberg. Non aggiungiamo altro.
Re: Media: commenti e notizie
Ottimo Viglezio come sempre, ma non capisco davvero L’astio contro Chorney che dei 5 è quello che si salva il più delle volte.
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- Iscritto il: 27 ago 2010, 9:18
Re: Media: commenti e notizie
Si ma si salva non vuol dire che faccia la differenza. Furrer integro è fin superiore.Thor41 ha scritto:Ottimo Viglezio come sempre, ma non capisco davvero L’astio contro Chorney che dei 5 è quello che si salva il più delle volte.
Re: Media: commenti e notizie
FV ha la capacità di sintetizzare il pensiero della maggioranza dei "tifosi-forumisti"...
Re: Media: commenti e notizie
Guarda che Chorney, pur essendosi un po' migliorato nelle ultime settimane, non è poi sto gran fenomeno.Thor41 ha scritto:Ottimo Viglezio come sempre, ma non capisco davvero L’astio contro Chorney che dei 5 è quello che si salva il più delle volte.
Salvarsi dai 5 non è poi così strordinario visto il non-rendimento degli altri 4.
Re: Media: commenti e notizie
Kriss ha scritto:FV ha la capacità di sintetizzare il pensiero della maggioranza dei "tifosi-forumisti"...
Secondo me legge il forum e prende l'ispirazione per i suoi articoli.