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Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 10:25
da nylanderfan
Morini e il capello d'oro: «Sono pronto a rifarlo!»
15.09.2015 - aggiornato: 15.09.2015 - 08:25

Chiacchierata con il giovane attaccante italiano del Lugano. Arrivato in Svizzera da Como con il gemello Paolo, il 20enne marcantonio ha fatto il suo esordio con i bianconeri a Losanna, brillando subito: «Juniori o prima squadra, l’attitudine non cambia».

Immagine
foto Crinari

di Pietro Filippini


Non scomodiamo mostri sacri né azzardiamo inappropriati paragoni, ma vien da sé che se a Lugano si pensa agli italiani dell’hockey, la mente va subito a quel Gates Orlando (al quale nel sangue e sulla paletta del bastone scorreva comunque il talento del natio Canada), eroe del titolo bianconero del 1999 nella tana dei cugini biancoblù.

Giovanni Morini di strada ne ha ancora molta da fare e con l’illustre compatriota condivide forse solamente – viste le qualità agli antipodi in quanto a stazza e caratteristiche di gioco – le origini italiane, ma classe e determinazione non mancano di certo al marcantonio comasco, tanto che Patrick Fischer, già alla seconda di campionato, ha voluto dargli spazio e fiducia. Ben ripagata.

«Devo dire che per essere stato il debutto in LNA non ero particolarmente nervoso e quando si gioca si tende a dimenticare quanto sta attorno – ci ha spiegato il 20enne attaccante con licenza svizzera, centro naturale –, però devo ammettere che fa effetto scendere sul ghiaccio di fronte a una pista piena e una bella tifoseria come quella di Losanna. So che bisogna sempre farsi trovare pronti perché può succedere di tutto in una partita, quindi quando Fischer mi ha detto di entrare, ho cercato di sfruttare al meglio le mie caratteristiche. E il fatto che fosse una partita con grande intensità e fisicità, mi ha agevolato. Sì, mi sono trovato davvero bene». E sono subito arrivati i complimenti dell’allenatore, sia davanti ai giornalisti, sia faccia a faccia: «È vero, mi ha detto di aver fatto una buona partita, ma un incontro non è abbastanza per poter essere soddisfatti, così come non avrei dovuto prendermela troppo se fosse andata male. Stavolta è andata bene, ma ci vuole continuità».

Da capitano, leader e scorer negli juniori élite a giovane apprendista in prima squadra: come hai vissuto il cambio di realtà?
Mi sono trovato subito molto bene in squadra, soprattutto grazie ai miei compagni che mi hanno accolto davvero alla grande. Lavorando insieme tutta l’estate, poi, ho avuto modo di conoscerli meglio. Sotto l’aspetto dell’ambientamento non ho assolutamente accusato il passaggio dagli juniori alla prima squadra. Sul ghiaccio, a dire il vero, penso che il modo di porsi non sia differente. Dando sempre il massimo si può sempre fare la differenza, magari con un’azione incisiva o una penalità procurata, indipendentemente dal fatto di essere un giovane o un leader della squadra. Certo, negli juniori, dove l’ultimo anno sono stato capitano, ero abituato a segnare e fare la differenza, ma io cerco di giocare nello stesso modo anche adesso, anche se l’intensità è completamente diversa e certi giochetti che nelle giovanili era possibile fare, ora è molto più difficile che riescano. Ma l’attitudine in allenamento e partita, che tu sia un leader della prima linea o un giovane debuttante del quarto blocco, rimane sempre la stessa.

Quest’anno, per la prima volta in vita tua, non avrai al tuo fianco tuo fratello gemello Paolo, passato all’Olten in LNB: che effetto ti fa?
Effettivamente fa un po’ strano giocare senza di lui, con il quale mi intendevo a memoria, senza nemmeno dover guardare dove fosse. Siamo arrivati insieme in Ticino dal Como nel 2011, faticando un po’ ad adattarci alla realtà svizzera, molto più professionale già a livello di hockey giovanile, ed è sempre stato un piacere condividere con lui i nostri progressi. Tuttavia è normale che lungo l’arco di una carriera si debba giocare con compagni diversi e già la scorsa stagione, in qualche circostanza, siamo stati separati. Comunque sono sempre in contatto con Paolo e spero che un giorno torneremo a giocare assieme in LNA.

In LNA oppure con la maglia della nazionale italiana, che tu hai già vestito agli ultimi Mondiali di Division I...
È stata una grande soddisfazione ed un onore enorme poter esordire con la nazionale maggiore. Purtroppo non credo di aver disputato un grande Mondiale perché debilitato da un infortunio patito l’ultima partita di campionato, ma è stata un’esperienza davvero ottima che spero di replicare al più presto.

Cosa speri di vedere quando, al termine della stagione, guarderai indietro la tua annata?
Mi piacerebbe vedere... un paio di medaglie! Si gioca per vincere, quindi è quello il mio obiettivo: dare un contributo per raggiungere il successo.

E magari ti vedremo con i capelli ossigenati come quando vincesti il campionato italiano U18 con il Como?
Mah, chissà! (ride, ndr) In Italia era tradizione tingersi i capelli di biondo per richiamare il colore dell’oro, ma non so se in Svizzera ci sia una simile usanza. Non avrei problemi a rifarlo, affatto: anzi, sono disposto a fare di tutto in caso di vittoria del campionato!

http://www.gdp.ch/sport/hockey/morini-e ... 90753.html

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 10:58
da edr10
Sannitz ha scritto:Ne sono certo...
Intervista sul giornale del popolo...Vero leader, futuro capitano
No, capitano no. Non è CH!

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 11:03
da 5aprile99
nylanderfan ha scritto:Morini e il capello d'oro: «Sono pronto a rifarlo!»
15.09.2015 - aggiornato: 15.09.2015 - 08:25

Chiacchierata con il giovane attaccante italiano del Lugano. Arrivato in Svizzera da Como con il gemello Paolo, il 20enne marcantonio ha fatto il suo esordio con i bianconeri a Losanna, brillando subito: «Juniori o prima squadra, l’attitudine non cambia».

Immagine
foto Crinari

di Pietro Filippini


Non scomodiamo mostri sacri né azzardiamo inappropriati paragoni, ma vien da sé che se a Lugano si pensa agli italiani dell’hockey, la mente va subito a quel Gates Orlando (al quale nel sangue e sulla paletta del bastone scorreva comunque il talento del natio Canada), eroe del titolo bianconero del 1999 nella tana dei cugini biancoblù.

Giovanni Morini di strada ne ha ancora molta da fare e con l’illustre compatriota condivide forse solamente – viste le qualità agli antipodi in quanto a stazza e caratteristiche di gioco – le origini italiane, ma classe e determinazione non mancano di certo al marcantonio comasco, tanto che Patrick Fischer, già alla seconda di campionato, ha voluto dargli spazio e fiducia. Ben ripagata.

«Devo dire che per essere stato il debutto in LNA non ero particolarmente nervoso e quando si gioca si tende a dimenticare quanto sta attorno – ci ha spiegato il 20enne attaccante con licenza svizzera, centro naturale –, però devo ammettere che fa effetto scendere sul ghiaccio di fronte a una pista piena e una bella tifoseria come quella di Losanna. So che bisogna sempre farsi trovare pronti perché può succedere di tutto in una partita, quindi quando Fischer mi ha detto di entrare, ho cercato di sfruttare al meglio le mie caratteristiche. E il fatto che fosse una partita con grande intensità e fisicità, mi ha agevolato. Sì, mi sono trovato davvero bene». E sono subito arrivati i complimenti dell’allenatore, sia davanti ai giornalisti, sia faccia a faccia: «È vero, mi ha detto di aver fatto una buona partita, ma un incontro non è abbastanza per poter essere soddisfatti, così come non avrei dovuto prendermela troppo se fosse andata male. Stavolta è andata bene, ma ci vuole continuità».

Da capitano, leader e scorer negli juniori élite a giovane apprendista in prima squadra: come hai vissuto il cambio di realtà?
Mi sono trovato subito molto bene in squadra, soprattutto grazie ai miei compagni che mi hanno accolto davvero alla grande. Lavorando insieme tutta l’estate, poi, ho avuto modo di conoscerli meglio. Sotto l’aspetto dell’ambientamento non ho assolutamente accusato il passaggio dagli juniori alla prima squadra. Sul ghiaccio, a dire il vero, penso che il modo di porsi non sia differente. Dando sempre il massimo si può sempre fare la differenza, magari con un’azione incisiva o una penalità procurata, indipendentemente dal fatto di essere un giovane o un leader della squadra. Certo, negli juniori, dove l’ultimo anno sono stato capitano, ero abituato a segnare e fare la differenza, ma io cerco di giocare nello stesso modo anche adesso, anche se l’intensità è completamente diversa e certi giochetti che nelle giovanili era possibile fare, ora è molto più difficile che riescano. Ma l’attitudine in allenamento e partita, che tu sia un leader della prima linea o un giovane debuttante del quarto blocco, rimane sempre la stessa.

Quest’anno, per la prima volta in vita tua, non avrai al tuo fianco tuo fratello gemello Paolo, passato all’Olten in LNB: che effetto ti fa?
Effettivamente fa un po’ strano giocare senza di lui, con il quale mi intendevo a memoria, senza nemmeno dover guardare dove fosse. Siamo arrivati insieme in Ticino dal Como nel 2011, faticando un po’ ad adattarci alla realtà svizzera, molto più professionale già a livello di hockey giovanile, ed è sempre stato un piacere condividere con lui i nostri progressi. Tuttavia è normale che lungo l’arco di una carriera si debba giocare con compagni diversi e già la scorsa stagione, in qualche circostanza, siamo stati separati. Comunque sono sempre in contatto con Paolo e spero che un giorno torneremo a giocare assieme in LNA.

In LNA oppure con la maglia della nazionale italiana, che tu hai già vestito agli ultimi Mondiali di Division I...
È stata una grande soddisfazione ed un onore enorme poter esordire con la nazionale maggiore. Purtroppo non credo di aver disputato un grande Mondiale perché debilitato da un infortunio patito l’ultima partita di campionato, ma è stata un’esperienza davvero ottima che spero di replicare al più presto.

Cosa speri di vedere quando, al termine della stagione, guarderai indietro la tua annata?
Mi piacerebbe vedere... un paio di medaglie! Si gioca per vincere, quindi è quello il mio obiettivo: dare un contributo per raggiungere il successo.

E magari ti vedremo con i capelli ossigenati come quando vincesti il campionato italiano U18 con il Como?
Mah, chissà! (ride, ndr) In Italia era tradizione tingersi i capelli di biondo per richiamare il colore dell’oro, ma non so se in Svizzera ci sia una simile usanza. Non avrei problemi a rifarlo, affatto: anzi, sono disposto a fare di tutto in caso di vittoria del campionato!

http://www.gdp.ch/sport/hockey/morini-e ... 90753.html
Questo ha fisico, umiltà, carattere e soprattutto testa. Ha 20 anni e parla come un veterano. E' presto per dire se diventerà un grande giocatore ma le basi ci sono tutte. Non mettiamogli troppa pressione, lasciamogli tempo, ma le premesse per fare bene qui mi sembra ci siano tutte. Avanti così :welcome: !

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 11:14
da nylanderfan
edr10 ha scritto:
Sannitz ha scritto:Ne sono certo...
Intervista sul giornale del popolo...Vero leader, futuro capitano
No, capitano no. Non è CH!
E che c'entra la nazionalità? I nomi di Andersson e Peltonen non ti dicono nulla?

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 11:15
da 5aprile99
edr10 ha scritto:
Sannitz ha scritto:Ne sono certo...
Intervista sul giornale del popolo...Vero leader, futuro capitano
No, capitano no. Non è CH!
Questa te la potevi risparmiare.
Italiano o turco non cambia niente, conta quello che fai per la maglia, l'esempio e la guida che sei per la squadra. Gates Orlando, italiano ed ex bandiera del Berna, era arrivato tra lo scetticismo generale e i fischi. Ci mise molto poco a far capire chi era. Faceva la metà dei punti dei top-scorer delle altre squadre ma aveva un cuore, una grinta e un attitudine che ha fatto fare non uno ma dieci passi in avanti alla squadra. Mi ricordo che si era fatto portare in spogliatoio un pentolone da ristorante, che faceva riempire di acqua ghiacciata. E alla fine della partita ci si immergeva, per attenuare il dolore delle botte prese durante la partita e la carriera. Una volta espugnammo la pista di Berna, sua ex squadra, e lui fu determinante. Era gennaio e faceva un freddo assurdo. Lui si presentò all'intervista del dopo partita in t-shirt, ed era letteralmente fumante. L'intervistatore aveva cappello, cappotto e non ricordo se aveva anche i guanti. Mi vengono i brividi anche solo al ricordo.
E' presto per dire se Giovanni Morini diventerà un giorno il nostro capitano ma di sicuro la nazionalità dovrebbe essere l'ultimo, ma proprio l'ultimo, dei criteri da considerare.

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 16:30
da edr10
Visto che è cresciuto da noi, poteva optare per la nostra nazionale...

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 16:43
da Sannitz
Supponiamo che tu sia svizzero ma cresci in Italia, andresti a giocare per chi? Svizzera o Italia ? Io non avrei dubbi...

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 16:46
da edr10
CH tutta la vita!!!

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 17:06
da nylanderfan
Cresciuto da noi mica tanto. È arrivato in Svizzera a 16 anni e già faceva parte dei quadri delle Nazionali italiane giovanili.
Non capisco per quale motivo dovrebbe rinnegare le sue origini.

Re: Giovanni Morini

Inviato: 15 set 2015, 17:21
da edr10
Va bene, ma il salto di qualità l'ha fatto da noi, se rimaneva dov'era le prospettive erano ben altre.