eccola.......
'Vi racconto Elvis...'
Intervista con Aurora, la "seconda mamma" del portiere del Lugano Merzlikins
Che la vita di Elvis Merzlikins fosse particolare, appassionante ma anche dura già lo si sapeva. Ma forse nessuno, o quasi, poteva immaginarsi quanto.
Oggi abbiamo incontrato chi questa avventura può raccontarcela fino in fondo.
È la signora Aurora, lei che per lunghi anni ha fatto le veci della mamma per il giovane Merzlikins, ospitandolo a casa sua, educandolo e facendolo crescere in un ambiente famigliare.
Raccontando la storia di Elvis, Aurora è come un fiume in piena e, partendo dagli inizi, ci ha spiegato come l’oggi 19enne sia arrivato a casa sua.
“La madre di Elvis ha conosciuto il mio ex marito e in seguito si sono sposati. Elvis, che allora aveva quattro anni, veniva spesso a casa mia. Qualche anno dopo ha iniziato le scuole a Paradiso e anche grazie ai miei figli ha cominciato a giocare ad hockey. In seguito però sua madre ha divorziato dal mio ex compagno ed entrambi hanno fatto rientro in Lettonia. I rapporti con lui non si sono comunque mai interrotti. Per 3 o 4 anni, in estate, lui è venuto in vacanza qui da noi.
La svolta però arriva quando Elvis aveva più o meno 13 o 14 anni. Sandro Bertaggia si ricorda di lui e decide di riportarlo a Lugano per farlo giocare nella sezione giovanile. A quel momento, con il benestare di sua madre, il Lugano mi chiede se fossi disposta a prendermi cura di lui. Così ho fatto sino ai suoi 18 anni, quando anche a causa di un mio problema di salute, lui si è trasferito in un appartamento dell’HC Lugano con altri ragazzi. In fondo a 18 anni Elvis aveva anche molta voglia di provare ad andare a vivere da solo. Negli ultimi 2 o 3 anni fortunatamente è maturato molto. Non bisogna però nemmeno mai dimenticarsi che ha avuto una vita davvero complicata. Per un giovane ragazzo come lui anche stare così lontano dalla madre non è stato facile. E poi ha perso il padre molto giovane, forse anche per questo è molto religioso. Insomma, è passato più volte dalle stelle alle stalle e viceversa. Questo l’ha indurito nel carattere.”
Per la signora Aurora, ma non solo, Merzlikins è diventato ben presto uno di famiglia. “Per me era come un quarto figlio, per i miei figli come un fratellino.”
Ma che ragazzino era? Dalla descrizione di Aurora non sembra molto diverso dal Merzlikins di oggi. “Era sicuro di sé. È sempre stato uno tosto. Poteva sembrare arrogante e supponente ma io l’ho sempre vista come una cosa positiva. Questo forse è determinato dal fatto che lui ha sempre saputo di avere delle grosse potenzialità. A noi ogni tanto toccava il compito di riportarlo con i piedi per terra.”
Oltre ad Aurora, altri personaggi bene noti a Lugano hanno contribuito nella crescita di Merzlikins. “Dusan Sidor (ex allentore dei portieri, ndr.) gli dava un occhio anche fuori dal ghiaccio. E poi Dmitri Tsygourov. Lui è stato importantissimo anche perché lo curava per quanto riguardava la scuola.”
Già che ci siamo... Che studente era Elvis? “Non aveva molta voglia di studiare ma è tutt’altro che stupido. Lui però in testa ha sempre avuto l’hockey.”
Anche se oggi Elvis vive altrove il rapporto con la sua famiglia è rimasto molto saldo. “Viene sempre a trovarmi e si sente spessissimo con i miei figli che provano in tutti i modi a non farlo volare troppo alto. (ride, ndr.).”
E sull’Elvis giocatore cosa si può dire? “Io su di lui c’ho sempre scommesso. Ha sempre avuto una marcia in più. Certo, soprattutto nello spogliatoio quella che può sembrare come arroganza qualche volta l’ha fregato...”
Come ogni giovane di talento anche lui coltiva il sogno della NHL. “Ha un grandissima ambizione. Vuole arrivare in alto. Lo sa di non essere ancora pronto e che gli manca esperienza ma non ha nessun timore. Poi lui è uno abituato ad essere oggi qui e domani lì.”
Sino ad oggi il 19enne non ha potuto rilasciare interviste. Cosa ne pensa Aurora? “Dai giocatori sentiamo sempre le solite frasi standard. In realtà quasi nessuno dice davvero quello che pensa. Credo che lui, forse anche perché manca di esperienza, lo farebbe. Ma in fondo solo così si avvicinano i giocatori alla gente e lui, soprattutto dai più giovani, è amato tantissimo.”