Re: Elvis Merzlikins
Inviato: 5 feb 2014, 10:49
La prima di Elvis
La prima intervista la portiere del Lugano: un personaggio del quale tutti parlano

C'era grande attesa per la prima di Elvis Merzlikins. Al portiere del Lugano fino a questo momento non era permesso concedere interviste per la sua giovane età e il carattere esuberante.
La sua prima è apparsa sul magazine dell'HC Lugano, Hockey Lugano. Di seguito ne riportiamo alcuni estratti.
Quali sono gli allenatori che hanno lasciato un segno particolare?
"I miei allenatori da bambino sono stati Karel Blazek, Bradley Doshan e il papà di Luca Fazzini. A partire dalla categoria Novizi ho conosciuto Dusan Sidor (ndr l'ex allenatore slovacco dei portieri dell'HCL fino alla stagione 2012/2013) che per me è stato fondamentale. Sono sicuro che, senza di lui, oggi non sarei dove sono. Non solo come portiere ma come persona. Mi ha sopportato ogni giorno sul ghiaccio ma soprattutto fuori. Per me lui c'era sempre, passavamo molto tempo a guardare i video delle mie partite ma anche a discutere, mi dava molti consigli su cosa fare e cosa non fare nella vita. Tecnicamente mi ha reimpostato da zero e mi ha spinto a dare sempre di più. Lui non mi faceva mai complimenti, non mi diceva mai bravo ma questo ha rinforzato il mio carattere."
Da quest'anno invece il tuo coach è Leo Luongo.
"Leo mi piace, mi aiuta tanto come allenatore ma è anche molto simpatico e con lui scherziamo spesso. Ci siamo messi d'accordo che tra di noi, anche quando ci scriviamo dei messaggi, comunichiamo soltanto in inglese così io imparo la lingua dello spogliatoio. Con Leo e anche grazie all'allenatore dei portieri svedese che è stato in estate a Lugano, Michael Andreasson, abbiamo apportato delle modifiche al mio stile che è comunque sempre butterfly. Però ora è meno bastato sull'esplosività e più sulla lettura del gioco. Cerco di uscire più dalla porta ma di fare meno movimenti, di essere più calmo e più compatto."
E come funziona ora la comunicazione del coach su chi giocherà la prossima partita?
"Ultimamente, Fischer mi dice se giocherò la prossima partita dopo l'allenamento della vigilia di gare. A me questo va molto bene perché non ho più questa agitazione e perché ho i miei rituali di preparazione alla partita. Sia la sera prima sia durante la giornata sia durante i warm-up. Anche durante la gara faccio dei gesti ben precisi. Non voglio svelare troppo. Però, ad esempio, tocco i pali della porta in un modo o in un altro a dipendenza di dove si svolge l'ingaggio."
Com'è il tuo rapporto con Daniel Manzato e Michael Flückiger?
"È buono. Con Manzato andiamo d'accordo senza problemi, Con Flügu siamo più legati anche come amici, ridiamo e scherziamo insieme."
E di Patrick Fischer cosa ci dici.
"Lui ha avuto grande coraggio nel fidarsi di me in un momento delicato per tutta la squadra. Mi piace molto perché ti osserva e poi decide se avere fiducia in te. Lui nella sua carriera ha fatto tantissima esperienza e, a volte, mi corregge non da un punto di vista tecnico ma piuttosto su come affrontare la vita ogni giorno."
Hai giocato i campionati del mondo U20 con la Nazionale della Lettonia. Ma ti senti più svizzero o lettone?
"Nel mio cuore ci sono sia Lugano e quindi la Svizzera sia casa mia a Riga più che la Lettonia come nazione.E' vero ho giocato i Mondiali U20 e faccio parte della rosa allargata della Nazionale maggiore. Però non nascondo che se un giorno potrò ottenere il passaporto svizzero, giocherei molto volentieri con la maglia rossocrociata."
Sei un persona che cura la tua immagine.
"È vero. Mi piace lo stile e non mi vesto a caso. Mi piace seguire l'evoluzione dell'elettronica e degli oggetti digitali. E poi mi piace l'arte, mi piace guardare un quadro anche se non sono certo un esperto. Mi piace molto catturare un momento della natura o di una persona in un'immagine. Spesso scatto delle fotografie e poi le lavoro al computer."
Sei uno che legge i giornali o più in generale i massmedia?
"No. Non mi interessa leggere i giornali che parlano di hockey. So che alcune persone vicine a me, parenti e amici, li conservano e ne sono orgoglioso, soprattutto per mia madre. Però personalmente leggo poco, qualche sito ma più che altro per le informazioni sull'hockey internazionale e sulla NHL. Ho preso questa decisione quando ho cominciato a giocare con la prima squadra per non montarmi la testa. Quando sono spuntato fuori così all'improvviso, ho avuto paura di volare troppo in alto e poi cadere subito. Mi fa molto piacere che i tifosi mi scrivono soprattutto sui social network, mi sforzo di rispondere in modo gentile ma neutrale, senza esaltarmi."
http://www.ticinonews.ch/sport/191169/la-prima-di-elvis
La prima intervista la portiere del Lugano: un personaggio del quale tutti parlano

C'era grande attesa per la prima di Elvis Merzlikins. Al portiere del Lugano fino a questo momento non era permesso concedere interviste per la sua giovane età e il carattere esuberante.
La sua prima è apparsa sul magazine dell'HC Lugano, Hockey Lugano. Di seguito ne riportiamo alcuni estratti.
Quali sono gli allenatori che hanno lasciato un segno particolare?
"I miei allenatori da bambino sono stati Karel Blazek, Bradley Doshan e il papà di Luca Fazzini. A partire dalla categoria Novizi ho conosciuto Dusan Sidor (ndr l'ex allenatore slovacco dei portieri dell'HCL fino alla stagione 2012/2013) che per me è stato fondamentale. Sono sicuro che, senza di lui, oggi non sarei dove sono. Non solo come portiere ma come persona. Mi ha sopportato ogni giorno sul ghiaccio ma soprattutto fuori. Per me lui c'era sempre, passavamo molto tempo a guardare i video delle mie partite ma anche a discutere, mi dava molti consigli su cosa fare e cosa non fare nella vita. Tecnicamente mi ha reimpostato da zero e mi ha spinto a dare sempre di più. Lui non mi faceva mai complimenti, non mi diceva mai bravo ma questo ha rinforzato il mio carattere."
Da quest'anno invece il tuo coach è Leo Luongo.
"Leo mi piace, mi aiuta tanto come allenatore ma è anche molto simpatico e con lui scherziamo spesso. Ci siamo messi d'accordo che tra di noi, anche quando ci scriviamo dei messaggi, comunichiamo soltanto in inglese così io imparo la lingua dello spogliatoio. Con Leo e anche grazie all'allenatore dei portieri svedese che è stato in estate a Lugano, Michael Andreasson, abbiamo apportato delle modifiche al mio stile che è comunque sempre butterfly. Però ora è meno bastato sull'esplosività e più sulla lettura del gioco. Cerco di uscire più dalla porta ma di fare meno movimenti, di essere più calmo e più compatto."
E come funziona ora la comunicazione del coach su chi giocherà la prossima partita?
"Ultimamente, Fischer mi dice se giocherò la prossima partita dopo l'allenamento della vigilia di gare. A me questo va molto bene perché non ho più questa agitazione e perché ho i miei rituali di preparazione alla partita. Sia la sera prima sia durante la giornata sia durante i warm-up. Anche durante la gara faccio dei gesti ben precisi. Non voglio svelare troppo. Però, ad esempio, tocco i pali della porta in un modo o in un altro a dipendenza di dove si svolge l'ingaggio."
Com'è il tuo rapporto con Daniel Manzato e Michael Flückiger?
"È buono. Con Manzato andiamo d'accordo senza problemi, Con Flügu siamo più legati anche come amici, ridiamo e scherziamo insieme."
E di Patrick Fischer cosa ci dici.
"Lui ha avuto grande coraggio nel fidarsi di me in un momento delicato per tutta la squadra. Mi piace molto perché ti osserva e poi decide se avere fiducia in te. Lui nella sua carriera ha fatto tantissima esperienza e, a volte, mi corregge non da un punto di vista tecnico ma piuttosto su come affrontare la vita ogni giorno."
Hai giocato i campionati del mondo U20 con la Nazionale della Lettonia. Ma ti senti più svizzero o lettone?
"Nel mio cuore ci sono sia Lugano e quindi la Svizzera sia casa mia a Riga più che la Lettonia come nazione.E' vero ho giocato i Mondiali U20 e faccio parte della rosa allargata della Nazionale maggiore. Però non nascondo che se un giorno potrò ottenere il passaporto svizzero, giocherei molto volentieri con la maglia rossocrociata."
Sei un persona che cura la tua immagine.
"È vero. Mi piace lo stile e non mi vesto a caso. Mi piace seguire l'evoluzione dell'elettronica e degli oggetti digitali. E poi mi piace l'arte, mi piace guardare un quadro anche se non sono certo un esperto. Mi piace molto catturare un momento della natura o di una persona in un'immagine. Spesso scatto delle fotografie e poi le lavoro al computer."
Sei uno che legge i giornali o più in generale i massmedia?
"No. Non mi interessa leggere i giornali che parlano di hockey. So che alcune persone vicine a me, parenti e amici, li conservano e ne sono orgoglioso, soprattutto per mia madre. Però personalmente leggo poco, qualche sito ma più che altro per le informazioni sull'hockey internazionale e sulla NHL. Ho preso questa decisione quando ho cominciato a giocare con la prima squadra per non montarmi la testa. Quando sono spuntato fuori così all'improvviso, ho avuto paura di volare troppo in alto e poi cadere subito. Mi fa molto piacere che i tifosi mi scrivono soprattutto sui social network, mi sforzo di rispondere in modo gentile ma neutrale, senza esaltarmi."
http://www.ticinonews.ch/sport/191169/la-prima-di-elvis