Glen Metropolit
Moderatore: Thor41
Re: Glen Metropolit
Nyla li ho elencati in ordine di punti fatti... Cazzo proprio l'ultimo su 100 mi prendi?? Ahahah
PDO... non fatemi trasformare questa sigla in bestemmia!!!
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Re: Glen Metropolit
Pat Cannone è il mio sognowyoming ha scritto:in AHL ottime statistiche ma in Europa nel TPS e a Berlino ha deluso. Chissà.
Tra l'altro nei Wolves gioca con il mio idolo Pat Cannone. Li prenderei tutti e due.
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Re: Glen Metropolit
è l'unico che ha un'esperienza in Europa al contrario degli altri che sono o giovani di buone speranze o degli scarponi.BN81 ha scritto:Nyla li ho elencati in ordine di punti fatti... Cazzo proprio l'ultimo su 100 mi prendi?? Ahahah
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Re: Glen Metropolit
se arriva Cannone poi ci tocca vedere I giocatori circolare in cerchio come pecore per togliere la "nebbia" dal ghiaccio...........

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Re: Glen Metropolit
Guarda che goal...una cannonatawyoming ha scritto:se arriva Cannone poi ci tocca vedere I giocatori circolare in cerchio come pecore per togliere la "nebbia" dal ghiaccio...........![]()
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Re: Glen Metropolit
Confermati i problemi familiari di Metro e il motivo del suo attapiramento.Per la trasferta di Zugo il Lugano recupera tanti infortunati
Tra gli stranieri con tutte le probabilità sarà ancora escluso Glen Metropolit, le cui voci relativi ad un suo morale particolarmente basso sono stato confermate da Flavio Viglezio sul CdT, dove si può leggere come il giocatore soffra la mancanza dei figli, che si trovano attualmente in Florida.
http://heshootshescoores.com/per-la-tra ... fortunati/

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Re: Glen Metropolit
Che vada in Florida allora, purtroppo non possiamo permetterci di stipendiarlo se non è in condizione di giocare come dovrebbe.
“It gives me a migraine headache - Thinking down to your level”
(Megadeth – “Sweating Bullets”)
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Re: Glen Metropolit
Dal CdT odierno:
FLAVIO VIGLEZIO
Gestire bene la tristezza di Metropolit
■ Reduce dall'importante successo nel derby, il Lugano si trova confrontato con la delicata situazione che vede protagonista Glen Metropolit. Fedele alla sua filosofia, il tecnico bianconero Patrick Fischer ha candidamente affermato confermando ieri le sue parole - che l'attaccante canadese non sarebbe sceso in pista contro l'Ambrì Piotta nemmeno se non fosse arrivato il tesseramento dello svedese Fredrik Pettersson. «Al suo posto - ci ha detto ieri Fischer - avrebbe giocato Romanenghi». Il giovane allenatore ha già ampiamente dimostrato di non guardare in faccia a nessuno, ma la gestione del «caso Metropolit» va al di là della semplice problematica legata alla presenza di cinque stranieri nella rosa del Lugano. Purtroppo, nel caso del nordamericano, le questioni prettamente sportive si mescolano con questioni di vita privata. Metropolit al momento è una persona triste: sente terribilmente la mancanza dei figli, che vivono in Florida. Nello sport moderno ci si dimentica troppo spesso che i protagonisti non sono dei robot: oltre alla professione - seppur profumatamente retribuita - esistono dei sentimenti che non si possono ignorare. Al tempo stesso, però, Fischer è giustamente costretto a pensare al bene della sua squadra. E l'ultimo Metropolit, visto all'opera contro Zugo e Kloten, era francamente improponibile. Un bel dilemma, insomma. Durante la pausa della Nazionale «Metro» ha ricevuto il permesso di recarsi per sei giorni negli Stati Uniti: alla sua età i cambiamenti repentini di fuso orario e il deficit di allenamento si pagano a caro prezzo. «Mi aspettavo almeno - ha continuato Fischer - che al suo rientro «mangiasse» il ghiaccio». Considerando anche - e forse soprattutto - quanto accaduto con Hnat Domenichelli, una separazione prima della fine della stagione non è inimmaginabile. Molto dipenderà dalla motivazione e dagli stimoli di Metropolit, dalla sua voglia di riconquistarsi il posto in squadra. Comunque vada a finire la vicenda, la speranza è che la tristezza di Metropolit venga gestita con un minimo di delicatezza. Se lo merita.

FLAVIO VIGLEZIO
Gestire bene la tristezza di Metropolit
■ Reduce dall'importante successo nel derby, il Lugano si trova confrontato con la delicata situazione che vede protagonista Glen Metropolit. Fedele alla sua filosofia, il tecnico bianconero Patrick Fischer ha candidamente affermato confermando ieri le sue parole - che l'attaccante canadese non sarebbe sceso in pista contro l'Ambrì Piotta nemmeno se non fosse arrivato il tesseramento dello svedese Fredrik Pettersson. «Al suo posto - ci ha detto ieri Fischer - avrebbe giocato Romanenghi». Il giovane allenatore ha già ampiamente dimostrato di non guardare in faccia a nessuno, ma la gestione del «caso Metropolit» va al di là della semplice problematica legata alla presenza di cinque stranieri nella rosa del Lugano. Purtroppo, nel caso del nordamericano, le questioni prettamente sportive si mescolano con questioni di vita privata. Metropolit al momento è una persona triste: sente terribilmente la mancanza dei figli, che vivono in Florida. Nello sport moderno ci si dimentica troppo spesso che i protagonisti non sono dei robot: oltre alla professione - seppur profumatamente retribuita - esistono dei sentimenti che non si possono ignorare. Al tempo stesso, però, Fischer è giustamente costretto a pensare al bene della sua squadra. E l'ultimo Metropolit, visto all'opera contro Zugo e Kloten, era francamente improponibile. Un bel dilemma, insomma. Durante la pausa della Nazionale «Metro» ha ricevuto il permesso di recarsi per sei giorni negli Stati Uniti: alla sua età i cambiamenti repentini di fuso orario e il deficit di allenamento si pagano a caro prezzo. «Mi aspettavo almeno - ha continuato Fischer - che al suo rientro «mangiasse» il ghiaccio». Considerando anche - e forse soprattutto - quanto accaduto con Hnat Domenichelli, una separazione prima della fine della stagione non è inimmaginabile. Molto dipenderà dalla motivazione e dagli stimoli di Metropolit, dalla sua voglia di riconquistarsi il posto in squadra. Comunque vada a finire la vicenda, la speranza è che la tristezza di Metropolit venga gestita con un minimo di delicatezza. Se lo merita.
#RIDATECI-IL-NOSTRO-LUGANO!!