Pavel Rosa il giramondoQuesta sera alla Resega il Lugano accoglie lo Zugo con il sesto posto nel mirino L'attaccante ceco si racconta: «In NHL non andò bene, ma il Canada è casa mia»
FERNANDO LAVEZZO
■ Pavel Rosa è un giramondo dell'hockey: Canada, Stati Uniti, Finlandia, Russia, Svezia, Svizzera. Ieri a Friburgo, oggi a Lugano, domani chissà. Curiosità: nel campionato del suo Paese, la Cechia, il neo-bianconero ha disputato una sola partita, a 18 anni, nel Litvinov. Scelto nel 1995 dai Los Angeles Kings, nello stesso anno è partito per la Quebec Major Junior Hockey League. Qui, con gli Hull Olympiques, ha totalizzato 304 punti in 147 partite, lanciando la sua avventura nordamericana: «Se oggi penso a un posto in cui mi sento a casa - ci confessa - questo è il Canada. Ma ogni volta che torno nel mio Paese d'origine provo delle forti emozioni che mi ricordano di essere ceco. Un giorno, forse, tornerò a giocare lì, ma spero di avere davanti a me ancora alcune stagioni all'estero, magari qui in Svizzera. Sono stato fortunato: ogni volta che un mio contratto è giunto al termine, ho avuto sul tavolo diverse offerte. Insieme a mia moglie, abbiamo sempre avuto il privilegio di poter scegliere dove andare, di conoscere quella parte del mondo in cui si gioca un buon hockey».
In NHL, dopo un esordio folgorante, non hai avuto fortuna. Come sono andate le cose?
«Ricordo bene la mia prima partita con la maglia dei Kings, contro gli Islanders. Ero nervosissimo, poi segnai un gol e giocai il resto del match con spensieratezza, trovando un'altra rete: fu una gioia immensa. L'intera prima stagione andò bene (29 partite, 16 punti), considerando che avevo 21 anni. Poi cambiò il coach, via Larry Robinson, dentro Andy Murray: da un sistema offensivo a uno più difensivo. Nella NHL di quegli anni, attaccanti della mia taglia non erano molto considerati per quel tipo di gioco. Serviva gente grande e grossa. Così ho iniziato a frequentare le leghe minori e l'Europa. Nel 2002, quando avevo già firmato per l'Ambrì, da Los Angeles mi richiamarono: ci riprovai, ma senza successo».
Proprio la NHL, con il suo «lockout», ha reso impossibile la tua situazione a Friburgo...
«Non me la prendo con la NHL: eravamo cinque stranieri anche prima dell'arrivo di Desharnais e per me c'era già poco spazio. È dura quando il tuo coach ti comunica che non giocherai la prossima partita, non mi era mai successo di stare fuori a causa del contingente stranieri. Queste sono le regole in Svizzera e vanno accettate.
Tutto ciò che puoi fare, come giocatore, è continuare a lavorare e far cambiare idea all'allenatore. Guardate Nummelin, un vero esempio. Il mio caso simile a quello di Bednar? Non so, conosco Jaro per averci giocato in Nazionale, ma non abbiamo parlato di questa situazione. Lui ha lasciato il segno ovunque e farà bene anche a Berna».
Te ne sei andato da Friburgo senza sapere dove saresti finito. Poi è arrivato il Lugano. Quali le tue sensazioni, dopo due partite in bianconero?
«È andato tutto molto in fretta. Due settimane fa non avevo una squadra con cui allenarmi, oggi posso giocare al fianco di un campione come Metropolit... La prima partita contro il Rapperswil è andata bene, il derby meno: ho fatto del mio meglio, ma è stata dura perché non giocavo da inizio novembre. Ad Ambrì ho fatto fatica, ma scendere sul ghiaccio due giorni di fila è stato utile per capire a che punto sono. In questa settimana ho lavorato bene e sono pronto per affrontare lo Zugo, un avversario pericoloso anche senza le sue tre stelle della NHL».
Cosa ti attendi da qui alla fine della stagione?
«Innanzitutto, spero che riusciremo a risalire un po' la classifica e raggiungere tranquillamente i playoff. Una volta lì, l'obiettivo di ogni squadra è vincere il titolo. Al Lugano non capita dal 2006, a me dal 2005, da quando conquistai il campionato russo con la Dynamo Mosca. Mi manca quella bella sensazione e non vedo l'ora di riviverla».
L'anno scorso con il Friburgo hai contribuito all'eliminazione del Lugano nei quarti...
«Una bella serie, tra due squadre votate all'attacco. Ricordo continui capovolgimenti di fronte e tante occasioni: poteva passare il Lugano, ma il Friburgo è stato più freddo e più fortunato».
Scommettiamo che Rosa sogna una (doppia) rivincita?
...interessante il passaggio dove parla di Nummy
Fonte: CdT