Re: Reto Suri
Inviato: 17 mag 2018, 6:22
Reto Suri, lo Zugo e la paura di perdere la faccia
Flavio Viglezio (CdT)
«Reto Suri è a Zugo da sei anni, rappresenta una figura di riferimento per il club e rimane un tassello importante della squadra, al quale non possiamo né vogliamo rinunciare facilmente. Il giocatore rimarrà quindi con noi». Con questo comunicato ufficiale, nella mattinata di ieri, il direttore sportivo dei «Tori» Reto Kläy ha mandato a gambe all’aria un’operazione di mercato di fatto già conclusa. Già, perché la notizia del trasferimento di Suri al Lugano era tutt’altro che una bufala. E d’altra parte anche Roland Habisreutinger – solitamente muto come un pesce quando si discute di trattative – aveva fatto capire che qualcosa si stava muovendo. Tradotto: pure il direttore sportivo bianconero era praticamente certo di vedere l’attaccante in maglia bianconera. Che è successo in queste concitate ore, allora? Per cercare di capire al meglio la situazione bisogna riavvolgere il nastro e partire dai playoff. Dopo una stagione regolare chiusa al secondo posto lo Zugo viene eliminato nei quarti di finale – e in sole cinque partite – dai futuri campioni svizzeri degli ZSC Lions. Dalle parti della Bossard Arena si decide allora di portare una ventata di aria nuova. Il tecnico Harold Kreis non viene confermato, mentre a Reto Suri – in possesso di un contratto valido anche per il prossimo campionato – il club comunica di sentirsi libero di trovarsi un’altra squadra. Altro che figura di riferimento e tassello importante della squadra... Fatto è che il Lugano – che mai si sarebbe attivato per portare alla Cornèr Arena un giocatore sotto contratto – chiede e ottiene dallo Zugo il permesso di trattare con il giocatore. Le due parti arrivano a un accordo: Suri è pronto a mettere la firma su un triennale. E vissero tutti felici e contenti. Ed invece no, perché il club della Bossard Arena – quando la notizia diventa di pubblico dominio – inizia a ricevere pressioni importanti da parte di sponsor, sostenitori e tifosi: «Ma come, lasciamo andare Suri al Lugano senza nemmeno avere un sostituto?». Ed allora a vincere è la paura di perdere la faccia: non se ne fa niente e sulla base di ciò che è accaduto nelle passate settimane il comunicato dello Zugo è perlomeno grottesco. E fa pure capire – ammesso che ce ne sia ancora bisogno – quanto nello sport moderno più che agli interessi prettamente agonistici si guardi maggiormente a quelli economici. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. E così dalla vicenda tutti escono perdenti. Lo Zugo si tiene in casa un elemento al quale voleva rinunciare e pure i sassi sanno quanto possa essere nefasto trattenere un giocatore contro la sua volontà. Nessuno si lamenti alla Bossard Arena se Suri dovesse disputare una stagione deludente. La seconda «vittima» del pasticciaccio è ovviamente il giocatore. Con la mente già rivolta alla sua nuova avventura e a un rilancio dopo un paio di stagioni al di sotto delle aspettative, Suri deve rimettersi a disposizione di una squadra che non lo voleva più. Se riuscirà a trovare le giuste motivazioni, gli spetterà di diritto l’Oscar della forza mentale. Ed il giocatore – convinto di poter ritrovare in Ticino le migliori sensazioni – deve pure starsene zitto e buono in queste ore. Infine piange – si fa per dire – anche il Lugano, pronto a scommettere come per Bürgler e Cunti sulla rinascita sportiva dell’attaccante. Un elemento che avrebbe potuto costituire un tassello importante in un puzzle bianconero giustamente ambizioso. Il Lugano ora dovrà rimettersi al lavoro: l’obiettivo rimane quello di portare in Ticino un valido attaccante con passaporto rossocrociato. Il mercato non offre tantissimo, ma almeno un paio di piste concrete ci sono. Mentre di Reto Suri – a meno di clamorosi quanto improbabili colpi di scena – se ne riparlerà forse solo al termine della prossima stagione. Lo Zugo e Reto Kläy la faccia l’hanno invece già persa.
Flavio Viglezio (CdT)
«Reto Suri è a Zugo da sei anni, rappresenta una figura di riferimento per il club e rimane un tassello importante della squadra, al quale non possiamo né vogliamo rinunciare facilmente. Il giocatore rimarrà quindi con noi». Con questo comunicato ufficiale, nella mattinata di ieri, il direttore sportivo dei «Tori» Reto Kläy ha mandato a gambe all’aria un’operazione di mercato di fatto già conclusa. Già, perché la notizia del trasferimento di Suri al Lugano era tutt’altro che una bufala. E d’altra parte anche Roland Habisreutinger – solitamente muto come un pesce quando si discute di trattative – aveva fatto capire che qualcosa si stava muovendo. Tradotto: pure il direttore sportivo bianconero era praticamente certo di vedere l’attaccante in maglia bianconera. Che è successo in queste concitate ore, allora? Per cercare di capire al meglio la situazione bisogna riavvolgere il nastro e partire dai playoff. Dopo una stagione regolare chiusa al secondo posto lo Zugo viene eliminato nei quarti di finale – e in sole cinque partite – dai futuri campioni svizzeri degli ZSC Lions. Dalle parti della Bossard Arena si decide allora di portare una ventata di aria nuova. Il tecnico Harold Kreis non viene confermato, mentre a Reto Suri – in possesso di un contratto valido anche per il prossimo campionato – il club comunica di sentirsi libero di trovarsi un’altra squadra. Altro che figura di riferimento e tassello importante della squadra... Fatto è che il Lugano – che mai si sarebbe attivato per portare alla Cornèr Arena un giocatore sotto contratto – chiede e ottiene dallo Zugo il permesso di trattare con il giocatore. Le due parti arrivano a un accordo: Suri è pronto a mettere la firma su un triennale. E vissero tutti felici e contenti. Ed invece no, perché il club della Bossard Arena – quando la notizia diventa di pubblico dominio – inizia a ricevere pressioni importanti da parte di sponsor, sostenitori e tifosi: «Ma come, lasciamo andare Suri al Lugano senza nemmeno avere un sostituto?». Ed allora a vincere è la paura di perdere la faccia: non se ne fa niente e sulla base di ciò che è accaduto nelle passate settimane il comunicato dello Zugo è perlomeno grottesco. E fa pure capire – ammesso che ce ne sia ancora bisogno – quanto nello sport moderno più che agli interessi prettamente agonistici si guardi maggiormente a quelli economici. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. E così dalla vicenda tutti escono perdenti. Lo Zugo si tiene in casa un elemento al quale voleva rinunciare e pure i sassi sanno quanto possa essere nefasto trattenere un giocatore contro la sua volontà. Nessuno si lamenti alla Bossard Arena se Suri dovesse disputare una stagione deludente. La seconda «vittima» del pasticciaccio è ovviamente il giocatore. Con la mente già rivolta alla sua nuova avventura e a un rilancio dopo un paio di stagioni al di sotto delle aspettative, Suri deve rimettersi a disposizione di una squadra che non lo voleva più. Se riuscirà a trovare le giuste motivazioni, gli spetterà di diritto l’Oscar della forza mentale. Ed il giocatore – convinto di poter ritrovare in Ticino le migliori sensazioni – deve pure starsene zitto e buono in queste ore. Infine piange – si fa per dire – anche il Lugano, pronto a scommettere come per Bürgler e Cunti sulla rinascita sportiva dell’attaccante. Un elemento che avrebbe potuto costituire un tassello importante in un puzzle bianconero giustamente ambizioso. Il Lugano ora dovrà rimettersi al lavoro: l’obiettivo rimane quello di portare in Ticino un valido attaccante con passaporto rossocrociato. Il mercato non offre tantissimo, ma almeno un paio di piste concrete ci sono. Mentre di Reto Suri – a meno di clamorosi quanto improbabili colpi di scena – se ne riparlerà forse solo al termine della prossima stagione. Lo Zugo e Reto Kläy la faccia l’hanno invece già persa.

